La Chiesa Collegiata

Si trova nella piazza Tre Novembre, in centro ad Arco, e domina con l’imponente struttura tutto l’abitato del centro storico

© Comune Arco - Licenza sconosciuta

Descrizione

Chiesa

Si trova nella piazza Tre Novembre, in centro ad Arco, e domina con l’imponente struttura tutto l’abitato del centro storico; è sicuramente uno dei monumenti più belli ed interessanti di tutta la città, oltre che punto di riferimento da sempre per la comunità arcense. Edificata a partire dall’inizio del Seicento, raccoglie numerose opere di valore e merita una visita attenta, per gli altari, le pale e i fregi che la decorano. Le immagini ed i testi disponibili sul sito sono stati concessi gentilmente dalla Parrocchia di S.M. Assunta di Arco. La chiesa sempre è visitabile durante il giorno e vi sitengono regolarmente le messe e le funzioni religiose.

Cenni storici
Esistono documenti che menzionano la Pieve di Arco già dal 1144, ma la chiesa originaria, che sorgeva nello spazio in cui adesso c’è piazza Tre Novembre, aveva pianta rettangolare e direzione est-ovest. Intorno alla chiesa era situato un cimitero ed esistevano anche due cappelle, una dedicata a San Michele e una dedicata a S. Antonio. Il nome collegiata deriva dal latino Collegium e sta ad indicare che presso la chiesa viveva una comunità di sacerdoti, che seguivano una regola comune (canone, da cui il termine canonici); a dirigere il collegio di canonici era l’arciprete, che aveva anche le funzioni di parroco della comunità.
La prima collegiata era troppo angusta e malridotta per ospitare tutti i fedeli del borgo e già nel 1537, i delegati in visita pastorale la giudicano insufficiente: nel 1613 si arriva alla decisione di edificare una chiesa del tutto nuova, abbattendo la precedente. L’impresa è così impegnativa, sia per i necessari mezzi finanziari che per le tecnologie della costruzione, che vengono coinvolte nella realizzazione tutte le comunità: Arco, Oltresarca e Romarzollo. L’inizio dei lavori viene sancito con la cerimonia di posa della prima pietra a cura del conte Giovanni Vincenzo d’Arco, l’arciprete è in quegli anni Andrea Tomei. Tutti i cittadini partecipano alla costruzione, obbligati a dedicare alla costruzione della chiesa giornate di lavoro o equivalente somma in denaro; sono incaricate della costruzione maestranze locali e altre provenienti dal veronese e dal bresciano. 

La prima messa nella nuova chiesa viene celebrata nell’agosto del 1628, ma la chiesa era tutt’altro che terminata, aveva una copertura provvisoria e non ancora la volta in tufo che esiste attualmente, e non era ancora completa degli altari e degli arredi. Con la peste del 1630, la comunità subisce perdite pesantissime e si apre una crisi pesante, che impedirà la prosecuzione dei lavori per parecchi anni. La consacrazione è infatti data 15 maggio 1671, presente Sigismondo Alfonso Thun, principe vescovo di Trento e Bressanone. Già nel Settecento si attuano le prime modifiche, lo splendido altare centrale (a baldacchino, realizzato da Domenico Rossi, detto il Manentino, di Mori (1675-1696) viene modificato per rialzare il presbiterio rispetto alla navata e si costruiscono alcuni altari laterali; il fatto che i conti d’Arco avessero voluto anch’essi i banchi in posizione rialzata rispetto alla navata, fa sì che dalle posizioni retrostanti non si possa vedere nulla di quanto effettuato dal celebrante: per dirimere la questione, vengono allora realizzati i due palchi laterali, nel presbiterio, dai quali i conti possono seguire le celebrazioni in posizione preminente. 
I lavori successivi si fanno nella seconda metà dell’Ottocento, quando viene realizzato il pavimento in marmo e pietra e le bellissime vetrate policrome: i lavori sono possibili grazie alle donazioni dei numerosi nobili e abbienti che frequentano in quegli anni il Kurort, oltre che per l’intervento delle famiglie benestanti di Arco. L’ultimo intervento di restauro in ordine di tempo, è stato concluso nel 1991: sono state consolidate le strutture, in particolare la volta in tufo, intaccata dalle numerose infiltrazioni di acqua e restaurati gli arredi, restituendo la chiesa all’antico splendore.

 Visita guidata

Esterno
L’aspetto più monumentale della Collegiata è dato dalla bellissima facciata, molto imponente, che domina il panorama di Arco e che rappresenta sicuramente uno degli iconemi più importanti del paesaggio locale; misura 32 metri in altezza, nel punto più alto, ed è larga 27. Imponenti lesene a doppio ordine, dorico e ionico, danno tuttavia alla costruzione un andamento verso l’alto che ne alleggerisce l’impatto visivo. Sopra il bordo di ogni ordine corre un fregio monocromatico, ma il meglio conservato e leggibile è il più basso, che riproduce strumenti musicali, spartiti e oggetti sacri. Sopra il portale, che è l’ingresso principale della chiesa, è posto un gruppo scultoreo che raffigura Maria Assunta, cui la chiesa è dedicata e che è la patrona di Arco (ricorre il 15 agosto); sopra il portale si apre la finestra con una vetrata policroma dedicata a Santa Cecilia, di particolare bellezza e suggestione, specialmente quando illuminata nel buio. La facciata si chiude con un timpano triangolare che avvicina l’occhio alla sommità del campanile, alto ben 59 metri. Sul campanile trovano posto sei campane e un orologio con l’iscrizione “Ex istis una erit ultima” (di queste (ore) una sarà l’ultima). Indica lo scorrere del tempo anche la frase di Ovidio riportata asud, in prossimità di una grande meridiana: tempora labuntur, tacitisque senescimus annis. Anche lateralmente e vista da sud, la costruzione appare imponente e domina tutto il borgo arcense, caratterizzandone la forma e lo sviluppo, con i potenti contrafforti che si stagliano verso l’alto.
Alla chiesa si accede attraverso un portone in legno, decorato con formelle che riproducono storie della vita della Madonna, il dogma dell’Assunta e lo stemma di Pio XII, olte che quello della città di Arco; le formelle in legno di noce sono state realizzate nel 1952.

Interno
All’interno il primo elemento decorativo incontrato è il soffitto dell’ingresso (che è costituito dal palco per la cantoria): completamente annerito dal nerofumo delle candele, è stato riportato nel 1991 ai colori pastello acquarellati in origine e perfettamente conservati. L’ingresso è separato dal resto della chiesa da un ordine di sei colonne, recuperate dal primo altare maggiore, sostituito nel Settecento. Oltrepassate le colonne si apre la vista sull’unica ampia navata, dall’altissimo soffitto (22,57 metri) a volta unica, costituito da blocchi di tufo assai delicati ma di peso leggero. Subito sotto l’architrave, un elemento decorativo che collega all’esterno: il fregio monocromo realizzato da Giovanni Antonio Italiani, che qui riporta laudi bibliche alla Madonna. 
L’altare maggiore, maestoso al centro del presbiterio, è costituito da un complesso di strutture in marmo fra cui spiccano le due colonne in marmo bianco e verde che sostengono due capitelli corinzi e, addossate alle lesene posteriori, un frontone arcuato con due angeli ed anfore: la sommità del frontone è decorata invece con una conchiglia. Nella nicchia centrale dell’altare, è posizionato un gruppo marmoreo con l’Assunta sostenuta e circondata da angeli: l’autore è probabilmente Giuseppe Cagliari o Calegari di Verona. L’altare è completato da due statue che raffigurano Ester (sinistra) e Giuditta (destra). L’altare attuale non è il complesso originario, che era stato creato dal Manentino e che doveva essere, stando alle testimonianze, ancora più sontuoso e sormontato da un baldacchino sorretto da colonne in marmo (successivamente utilizzate per la cantoria): fu sostituito con l’attuale a metà circa del Settecento. Ai lati dell’altare si trovano, proprio sopra i sedili in noce del coro (1825), due pregevoli tele (una Madonna con Bambino, S. Anna e S. Giuseppe; e una Pentecoste), incorniciate in un prezioso manufatto in stucco donato dal conte Giambattista d’Arco. Sempre molto interessanti le vetrate policrome che adornano due finestre ai lati dell’altare maggiore e la lunetta soprastante, realizzate successivamente alla costruzione della chiesa. 
Nella navata si aprono quattro cappelle per lato, che custodiscono importanti opere d’arte. A destra dell’ingresso vi è invece la cappella dell’Immacolata , che con una grotta di tufo, ricostruisce l’immagine della Madonna di Lourdes. Proseguendo sulla destra, si incontrano uno ad uno gli altari laterali: il primo è dedicato a S. Antonio da Padova, eretto per committenza della famiglia Fragiorgi, che possedeva un altare nella cappella, poi demolita, nel cimitero dell’antica collegiata; la vetrata che sovrasta l’altare, che è opera di Domenico Rossi di Mori (Il Manentino), porta invece gli stemmi di Sicilia e di Toscana, perché fu donata dalla Granduchessa Maria Antonietta.
L’altare successivo, realizzato da Bartolomeo Pellone, fu realizzato nel 1670: raffigurata la Madonna del Rosario con i quindici misteri raffigurati intorno. La vetrata sovrastante porta gli stemmi degli Althamer, ma nella nicchia dell’ingresso ovest viene ricordato da una lapide anche il beneficio della famiglia Stefanini. Il terzo altare destro, quasi sicuramente opera del Manentino, è dedicato all’Addolarata: vi trova posto una statua lignea di epoca ottocentesca dello scultore meranese Pendl. L’altare, in marmo policromo, è di pregevole fattura, così come la balaustra, recuperata dall’altare maggiore in seguito alla riforma liturgica. La vetrata sovrastante porta lo stemma della famiglia de Vilos. L’ultima cappella del lato destro è quella del Santissimo; anch’esso opera del Manentino, è chiuso da una bella cancellata in ferro battuto realizzata nel 1781 da Giovanni Antonio Folada, di Mori. Il tabernacolo è invece opera di Cristoforo Benedetti, scultore della nota famiglia di Castione, ed il crocifisso ligneo è del XVI secolo; le statue ai lati raffigurano il profeta Geremia (a destra) e Davide (sinistra): i benefattori che hanno permesso la loro realizzazione, Segala e Fragiorgio, sono ricordati con un piccolo stemma. Scendendo a sinistra, della navata, vicino all’altare maggiore ed al presbiterio, si trova l’altare in marmo colorato dedicato a San Carlo Borromeo, realizzato su commissione dei Conti d’Arco; vi trova collocazione una tela raffigurante una Madonna con Bambino, San Carlo Borromeo e altri santi. La vetrata che sovrasta l’altare è invece dono dell’arciduca Alberto d’Asburgo Lorena, che trascorreva ad Arco gran parte dell’anno. L’altare successivo è dedicato a San Bernardino e fu donato dalla municipalità di Arco, di cui sono riportate le insegne (Comunitas Arci – 1652): anche nella precedente collegiata, trovava posto un altare dedicato a San Bernardino, che Francesco d’Arco, per alcuni anni capitano a Siena, aveva probabilmente conosciuto di persona. Anceh in questo altare trova posto una tela che raffigura, oltre alla Madonna Assunta, anche San Bernardino, S. Rocco e S. Sebastiano: opera di Domenico Udine, pittore roveretano, è datata 1834. Oltrepassata la porta est, si incontra l’altare di S. Maria Maddalena: all’interno del castello esisteva una vera e propria chiesa dedicata alla santa, dove venivano custodite le reliquie di una martire cristiana donate a Giambattista d’Arco, canonico di Salisburgo e Trento, dal papa Innocenzo XI: in riconoscenza al papa le reliquie vennero dette di Santa Innocenza e era usanza portarle in processione in caso di siccità. Dopo l’assedio del Vendome, le reliquie furono traslate prima nella sacrestia e poi nell’altare attuale, voluto dallo stesso conte e commissionato agli scultori Cristoforo e Sebastiano Benedetti di Castione nel XVIII secolo; il reliquiario attuale è invece stato realizzato nel 1905. La tela che si trova sull’altare rappresenta invece il Viatico di Santa Maria Maddalena e probabilmente è opera di Jacopo Zanussi.
L’ultimo degli altari è dedicato ai santi Arcangeli, ma in particolare ricorda San Michele, cui era dedciata una cappella nel cimitero dell’antica collegiata, che fu abbattuta per costruire la chiesa nuova. L’altare in marmi policromi è di particolare pregio e viene attribuito a Teodoro Benedetti, della famiglia di scultori di Castione: fu commissionato nel 1754 dal conte Giorgio d’Arco. La tela che trova posto su questo altare raffigura la lotta di San Michele contro Lucifero: l’attribuzione è a Felice Ricci Brusasorci e sicuramente si tratta dell’opera pittorica di maggior pregio della chiesa. 
La cantoria presenta alcune formelle a bassorilievo che ornano la balaustra: si tratta di pannelli in legno realizzati da Giacomo Benedetti di Desenzano, autore anche della cassa dell’organo. All’interno della chiesa, nel pavimento di fronte al presbiterio, si possono vedere due pietre tombali: quella al centro era la sepoltura dei conti d’Arco e vi è riportato lo stemma del ramo di Odorico, a lato, nel luogo di sepoltura originariamente riservato ai canonici della Collegiata, sono poste le insegne con il triplo giglio dei Borbone: il sepolcro ospitò infatti per alcuni anni a salma di Francesco II di Borbone, re di Napoli, morto ad Arco, in esilio (era ospite del cognato Alberto d’Asburgo) il 27 dicembre 1894. 
Di particolare interesse in questa chiesa dalle numerose opere sono anche le due sacrestie, con arredi d’epoca di particolare pregio. All’esterno invece si può trovare la cosiddetta “cripta”, ad est della chiesa, che in realtà è la parte inferiore della cappella di San Michele del preesistente cimitero: una delle due aule era completamente affrescata e lacerti di affresco, anche di dimensioni notevoli, possono essere ammirati ancora oggi (si trattava molto probabilmente della sepoltura dei Conti d’Arco, poiché la pietra tombale del pavimento della chiesa è visibile nel soffitto della cripta); inoltre, nel lavoro di scavo per riportarla alla luce, in occasione dell’ultimo restauro, sono stati rinvenuti numerosi oggetti di interesse archeologico e storico.

Modalità di accesso

L’accesso non presenta barriere architettoniche ed è ben segnalato

Indirizzo

Ulteriori informazioni

Bibliografia

R. Turrini – Guida per Arco – Comune di Arco, 1996 
R. Turrini e altri – Ecclesiae, le chiese nel Sommolago – Il Sommolago, 2000 
A. e G.M. Campetti, R. Codroico, D. Gobbi, R. Turrini – La pieve e la Collegiata di S.Maria Assunta di Arco – Manfrini Editori, 1991 
AA.VV. - La chiesa di S.Maria Assunta ad Arco – Museo Civico di Riva del Garda, 1992 
Immagini di Fabio Emanuelli e del Museo Civico di Riva del Garda, per gentile concessione

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