Descrizione
La Chiesa di San Martino, nell'omonima frazione di Arco, sorge su un colle che domina la Valle del Sarca, e nasce prima dell'attuale abitato, come luogo di culto del paese di Preioi o Priole, di cui oggi non si ha più traccia, ma che doveva trovarsi un po' più all'interno, nella zona ora nota come Policromuro; già in epoca romana il sito era destinato alle sepolture (lo testimonia il ritrovamento di due tombe con corredo in occasione dell'ampliamento della chiesa nel 1924). Probabilmente, per la posizione geografica e i toponimi legati al luogo, la zona poteva essere anche un luogo di culto pagano, forse dedicato a Diana, e solo successivamente destinato a culto cristiano. : per tradizione si riporta che l'antica chiesa, molto più piccola dell'attuale, ed un annesso monastero fossero tenuti da monaci benedettini ancora nel IX secolo.
Altre notizie si hanno nel corso del Duecento e quindi per gli affreschi tuttora esistenti, il cui ciclo più antico si può datare alla metà del Trecento. Le notizie sulla chiesa si ricavano per lo più dalle notizie in occasione delle visite pastorali degli inviati del vescovo; nel 1580 si parla di una chiesa spoglia perché appena ampliata e ristrutturata (viene ricostruita la parete sud, dove si trovano due ingressi, ampliata l'aula, aggiunti all'interno due archi a tutto sesto per rinforzare la struttura, costruito il campanile e l'abside); nel corso del Seicento e Settecento la chiesa, curata dagli abitanti del paese, viene a più riprese imbiancata a calce e sistemata e, dopo il passaggio del Vendome, perfino riconsacrata: per lungo tempo si ignoreranno quindi i bellissimi affreschi della parete nord (l'unica rimasta della chiesa originale), restando visibili solo le due opere votive realizzate nel 1576 (San Giacomo) e nel 1586 (Madonna con Bambino) da Marco Sandelli di Arco, detto il Moretto, che affrescò anche l'Eremo di San Giacomo al Monte. Gli affreschi trecenteschi non saranno scoperti che nel 1895, quando vengono portati alla luce con l'intervento di due fratelli germanici spesso residenti ad Arco. Le notizie sugli affreschi, attribuiti per la parte più antica a Federico Bonanno di Riva del Garda ed alla sua scuola, sono dedotte e documentate da Nicolò Rasmo: sono costituiti da un'Ultima cena e da un ciclo di figure di santi e di madonne con bambino (soggetto che si ripete diverse volte negli affreschi e nelle tele della chiesa), che sicuramente erano precedenti all'ampliamento del 1580, dal momento che l'arco, aggiunto in questa occasione, ne ricopre una parte. Pregevoli anche le tre tele presenti all'interno, due delle quali sono di Giovanni Antonio Zanoni di Massone, padre di Alessandro Zanoni, arciprete che curò la costruzione della collegiata di Arco. Nel 1861 si ha un altro importante intervento di ristrutturazione della Chiesa, viene spostato il cimitero, che fino ad allora circondava la chiesa, a nord dell'edificio, nella posizione attuale, e uno dei due ingressi della parete sud viene spostato ad ovest, dove si trova oggi, recuperando in gran parte i materiali precedenti: si occupa della progettazione e della direzione dei lavori il geometra Giuseppe Caproni di Massone, padre di Gianni Caproni. L'ultimo intervento si ha nel 1924, con l'aggiunta del coro all'abside.