Il saluto e il massaggio del presidente Mattarella

Alla Giornata dell'Autonomia, evento che ieri al teatro Sociale di Trento ha celebrato gli ottant'anni della Repubblica italiana e dell’Accordo De Gasperi-Gruber, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto alle sindache e ai sindaci presenti di portare il suo saluto ai loro concittadini.
Data:

06/09/2026

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Descrizione

Del mandato si fa portavoce, per il Comune di Arco, il vicesindaco Marco Piantoni, presente alla cerimonia, introdotta e moderata dalla giornalista Maria Concetta Mattei, arricchita dagli interventi musicali del coro della Sat, dalla lectio magistralis del professor Umberto Gentiloni («La forza della democrazia italiana: ottant’anni di una Repubblica») e dall’intervento del professore Giuseppe Tognon («Alcide De Gasperi e l’Autonomia. Storia di un accordo internazionale». Tra i presenti, il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, il presidente del Consiglio delle autonomie locali Michele Cereghini e il Commissario del Governo per la provincia di Trento Isabella Fusiello.

La presenza del capo dello Stato ha conferito alla Giornata dell’Autonomia, quest’anno sul tema «1946-2026: 80 anni di una Repubblica e di un’Autonomia speciale», una forte valenza istituzionale e simbolica, sottolineando il significato della ricorrenza non solo per il Trentino Alto Adige, ma per l'intera Repubblica italiana.

«Il valore dell’autonomia che oggi celebriamo qui, in questa provincia alpina, è scelta che caratterizza il momento costituente della Repubblica -ha detto, tra l'altro, il presidente Mattarella- com’è ben raffigurato dalle prime cinque leggi costituzionali del 1948 che hanno riguardato la Corte costituzionale e le Regioni con autonomia speciale. La sfiducia che serpeggia tra i cittadini nei confronti della partecipazione democratica, manifestata dalla crescente tendenza all’astensione dal voto, può essere superata attingendo a esempi di autentica abnegazione e di rispetto per le esigenze e le attese dei cittadini. Come ha detto recentemente Papa Leone, le persone vengono prima di confini, definizioni, istituzioni. È una lezione nota a voi trentini, che avete donato alla Repubblica uno statista come De Gasperi, che ha aperto la strada verso orizzonti nuovi, indicando come si può essere liberi e autonomi in casa propria e liberi e solidali nei confronti di tutti i cittadini della Repubblica».

«La democrazia è prima di tutto fiducia nella capacità di sapersi governare», ha detto il capo dello Stato in un altro passaggio del suo intervento, aggiungendo quindi che «De Gasperi non ha agito con egoismo, e tanto meno per spirito di parte, anzi. Ha agito da uomo che pensava a quel che la Repubblica avrebbe potuto offrire a comunità capaci di autoregolarsi. Ha agito avendo vissuto il crollo tragico di un impero composto da minoranze nazionali e investendo sulla capacità del nuovo ordinamento repubblicano di riconoscere che le minoranze sono una ricchezza per tutti. Ha agito contro ogni odiosa politica di discriminazione tra le persone. Nell’accordo siglato ottanta anni fa, ha chiesto anche a voi, donne e uomini del Trentino, di essere responsabili e garanti di una realtà che aveva tutte le potenzialità per mostrarsi, come è avvenuto, esemplare. Il Trentino era povero e l’Italia aveva allora ben poco da offrire. De Gasperi apparteneva a questo popolo, ne conosceva la tempra e ha aperto la strada alla possibilità di costruire con esso un futuro migliore. Siete riusciti a farlo in tanti campi, nell’economia, nella formazione, nella ricerca, per l’ambiente. Anche nella solidarietà. La Repubblica vi è riconoscente».

Ancora: «L’Accordo De Gasperi-Gruber obbediva non soltanto a realismo politico, ma puntava sulla fiducia che l’impegno per una sana convivenza avrebbe contribuito a ricreare tra due Repubbliche, quella austriaca e quella italiana, un clima e un rapporto nuovi e soprattutto una collaborazione sul piano europeo. Così come è avvenuto. De Gasperi ha operato nella direzione di una Regione ampia, plurale, che fosse garantita nella sua solidità. Una prospettiva che merita di essere sviluppata e valorizzata anche oltre le frontiere, come si sta tentando di fare con l’Euregio. Condividere obiettivi ambiziosi, sostenersi a vicenda, concretizza quella “patria europea” che era tanto cara a De Gasperi. La nozione di frontiera come recinto per “contenere” i propri cittadini gli era del tutto estranea. Le Regioni frontaliere sono state, e sono consapevoli di essere, luoghi di condivisione, di incontro, e la Repubblica è chiamata a rimuovere ostacoli che impediscano non solo ai singoli ma anche alle comunità di evolvere e sperimentare forme di autogoverno. L’Europa attraversa sovente momenti di crisi, crisi che non possono trasformarsi, e non si trasformano, in crisi di valori: verrebbe meno la sua ragion d’essere. Le sfide sono numerose anche oggi, la guerra minaccia la pace che abbiamo così faticosamente conquistato».

«Alle generazioni odierne -ha concluso il Presidente della Repubblica- anche ai più giovani, come avvenne a quella di De Gasperi, è consegnata la responsabilità di costruire i tempi nuovi. Sono convinto di poter sperare che tutti siano consapevoli della responsabilità che deriva da quell’accordo di ottanta anni fa che ha visto insieme Austria e Italia per un futuro comune che si esprimeva intanto tra il Trentino, l’Alto Adige e il Südtirol. Del sentiero che venne tracciato da quell’accordo, e coltivato e sviluppato con grande sagacia, con grande successo, con risultati encomiabili, a Trento e a Bolzano, occorre continuare a percorrere la strada, occorre continuare a consolidarlo».

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Ultimo aggiornamento: 06/09/2026 07:26

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