Descrizione
Con quest’ultimo appuntamento la rassegna -dopo aver trattato dell’ascesa cinese nel nuovo ordine multipolare con Pino Arlacchi (sociologo, già direttore dell’Ufficio Onu contro droga e crimine, europarlamentare), dell’informazione occidentale in relazione al conflitto israelo-palestinese con il giornalista Raffaele Oriani, e di guerra russo-ucraina e riarmo europeo» con Fulvio Scaglione (giornalista e scrittore, già vicedirettore di Famiglia Cristiana) e il gen. Maurizio Boni (già vicecomandante del Comando Nato di Napoli)- allarga lo sguardo ai teatri di guerra meno seguiti e alle frontiere ad alto tasso di instabilità come Sahel, Mar Rosso, Caucaso e Indo-Pacifico, e al loro possibile impatto su Europa e Italia.
Il mondo non è “piatto” come qualcuno azzardava ai tempi della globalizzazione imperante. Oggi l’umanità riscopre i confini, tornati pericolosamente di moda: frontiere tra Stati da presidiare o da contendere e frontiere tecnologiche da superare; barriere alle merci, ai popoli, alla finanza. Le questioni territoriali e identitarie tornano al centro della politica, il nazionalismo si afferma anche nei regimi democratici, nuovi confini segnano i rapporti tra potenze. Il tutto si accompagna al revival della guerra (che si fa ma non si dichiara) e a un’accesa competizione economica. È tornata la geopolitica ottocentesca del dominio territoriale, conteso tra vecchi e nuovi attori? Di sicuro molti confini – non solo territoriali – sono già, o potranno diventare, terreno di scontro. Andrea Muratore ci guida in un viaggio geopolitico alla scoperta dei fronti più caldi del nuovo caos globale: l’Ucraina e Israele-Palestina, ovviamente, ma anche Taiwan, la Groenlandia e l’Artico presi di mira da Trump, la fratture che attraversano l’Europa, per arrivare agli scenari asiatici e africani dimenticati dai media, in cui però si gioca molto del futuro mondiale.
Quest’ultimo appuntamento chiude la novità «Orizzonti di crisi: comprendere il mondo che cambia», rassegna organizzata dalla biblioteca civica «Bruno Emmert» sull’onda del grande successo degli incontri di geopolitica proposti a partire dall’anno scorso, e alla luce della situazione internazionale in continua e rapida mutazione, nonché del disorientamento e dei timori sempre più diffusi nella collettività.