Descrizione
La tradizionale cerimonia di commemorazione, martedì 27 gennaio, si è svolta come di consueto al monumento dedicato agli ebrei arcensi deportati, in via Bruno Galas, alla presenza della sindaca Arianna Fiorio e dell’assessore alla cultura Massimiliano Floriani con una rappresentanza della Giunta, del Consiglio comunale, delle forze dell'ordine e delle associazioni combattentistiche e d'arma. Presente anche la consigliera provinciale Michela Calzà. La cerimonia è stata organizzata in collaborazione con il Gruppo alpini di Arco, presenti il capogruppo Giorgio Vivori e il consigliere di sezione Carlo Zanoni.
Presente anche la prof.ssa Maria Luisa Crosina, insignita del Gonfalone d'argento della città di Arco per i meriti legati alla ricerca e alla promozione della cultura, specialmente nell'ambito della storia delle persecuzioni razziali, e in particolare all'attività di ricerca e documentazione che ha portato alla riscoperta delle vicende degli ebrei arcensi deportati e della realizzazione del monumento loro dedicato ad Arco.
L'assessore Floriani ha parlato del genocidio perpetrato a danno del popolo ebraico dalla Germania nazista, ma ha rimarcato anche come di genocidi ce ne siano stati e ce ne siano tuttora in atto altri; da qui la necessità e il dovere di non abbassare mai la guardia di fronte alle violazioni dei diritti umani e di ricordare quanto accaduto.
Quindi Maria Luisa Crosina ha ricordato come Arco sia stata una delle prime città in Italia a istituire il Giorno della memoria, nel 1993, cioè sette anni prima dell’analoga iniziativa del Parlamento italiano, segno vicinanza degli arcensi ai suoi deportati. Quindi, il ricordo deferente alle persone i cui nomi sono incisi sul monumento, e un pensiero commosso a Leo Zelikowski, che dopo la liberazione di Auschwitz volle tornare ad Arco, dove visse lungamente prima di trasferirsi in Canada, e a Lino Gobbi, alpino reduce dalla Russia internato nel lager di Zieganhain in Assia, scomparso alla fine del 2021 ma ancora presente e vivo nel ricordo di tantissimi arcensi.
Quindi l'intervento della sindaca: «La Shoah rappresenta una delle pagine più drammatiche e tragiche della storia dell’umanità -ha detto Arianna Fiorio- non solo per le dimensioni dello sterminio, oltre sei milioni di vittime, ma anche per le modalità con cui esso fu realizzato: una pianificazione sistematica e razionale del male, accompagnata dall’indifferenza e dall’omertà, più o meno consapevoli, di ampie parti della società. L’umanità intera è stata così posta di fronte al male estremo di cui l’uomo è capace e per il quale siamo ancora privi di adeguati anticorpi. Oggi più che mai il Giorno della memoria non può essere confinato a una ricorrenza annuale, ma deve essere accompagnato da una riflessione sulla nostra natura imperfetta e sulla necessità di un impegno permanente. È necessario interrogarsi sulle cause profonde che hanno reso possibile una simile tragedia. Pur riconoscendo le responsabilità storiche dei regimi e dei loro leader occorre domandarsi perché tali ideologie abbiano trovato consenso e adesione. La risposta, per quanto difficile da accettare, risiede anche nell’animo umano, in quella zona d’ombra che, alimentata da paura, razzismo ed egoismo, porta a negare l’eguaglianza sostanziale tra gli esseri umani. Persiste in modo più o meno consapevole l’ingiusta idea che alcuni individui o gruppi abbiano più valore, più diritti, che la sofferenza o la morte degli altri possa essere considerata meno rilevante.»
«La memoria ha il preciso compito di preservare il ricordo -ha detto, poi, la sindaca- ma anche di nutrire una coscienza collettiva che orienti il nostro agire verso i valori etici: del bene e del giustizia, dobbiamo opporci agli egoismi e alla legge del più forte. La Shoah ha mostrato fino a quale livello di ferocia e disumanizzazione possa giungere il rifiuto della diversità, e ci interroga sul nostro futuro e sul nostro presente e dove i conflitti, l’odio, il razzismo e le violenze si stanno moltiplicando. Come ha detto Papa Francesco siamo dinnanzi a una “terza guerra mondiale combattuta a pezzi”. Nel contesto attuale appaiono sempre più fragili gli obiettivi che la comunità internazionale, attraverso la nascita delle Nazioni Unite, si era posta all’indomani della Seconda guerra mondiale: mantenere la pace e la sicurezza internazionale e promuovere relazioni fondate sul rispetto dell’uguaglianza dei diritti dei popoli. Oggi i valori fondamentali enunciati nella Dichiarazione universale dei diritti umani quali l’eguaglianza in dignità, i diritti di tutti gli esseri umani, il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale che dovrebbero essere patrimonio comune ispirando l’agire delle nostre società sono messi in discussione, con un’involuzione che mai avrei pensato possibile. L’umanità sta compiendo crimini gravissimi: discriminazioni, persecuzioni e massacri compiuti in nome di ideologie che individuano un nemico non per ciò che fa, ma per ciò che è. E allora coltivare la memoria significa rimettersi in cammino verso un’umanità fondata sulla pace, sulla giustizia sociale e sull’uguaglianza dei diritti, condizioni imprescindibili per una sicurezza autentica e duratura. Il ricordo della Shoah deve riportarci con convinzione al “mai più” proclamato al termine della Seconda guerra mondiale. È necessario vigilare e opporsi a ogni forma di oppressione, discriminazione e segregazione, affinché l’inumanità non prevalga. Di fronte ai venti di guerra, alla corsa al riarmo e alle persecuzioni in corso sono più che mai attuali le parole della filosofa Hannah Arendt: «Nessuno ha il diritto di obbedire». Esse richiamano al dovere etico individuale di esercitare il pensiero critico, di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e di non cedere alla banalità del male, ma anche di prestare molta attenzione alla banalità dell’indifferenza, che rappresenta uno dei terreni più fertili su cui il male può attecchire. In questo luogo alla Giornata della memoria uniamo anche un ricordo particolare per gli ebrei arcensi deportati ad Auschwitz: Eva Haas Flatter, Gino Tedeschi e Arturo Cassin, e all’unico sopravvissuto, Leo Zelikowski, cittadino onorario e straordinario testimone di pace, scomparso nel 2012 all’età di 102 anni».
La cerimonia si è conclusa con la rituale deposizione, da parte della sindaca assieme a Maria Luisa Crosina, del sasso della memoria.
La giornata di celebrazioni è proseguita in serata all'auditorium dell'oratorio San Gabriele con la proiezione di «Jojo Rabbit», film del 2019 scritto, diretto, co-prodotto e co-interpretato da Taika Waititi, una commedia sul nazismo diretta da Taika Waititi.
Infine, per le scuole il comune di Arco in collaborazione con l'associazione Noi Oratorio Arco ha organizzato, sempre martedì 27 gennaio, un cineforum: alle 9.30 per le classi seconde della secondaria di primo grado e alle 13.30 per le quinte della primaria.