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Federico Hurth

Federico Hurth

Esponente di una importante dinastia di industriali tedeschi (è nato a Monaco di Baviera nel 1931), Friedrich Carl Hurth si sposta ad Arco per insediarvi la prima azienda nel 1962. All’ottobre di quell’anno risale infatti la costituzione della Hurth Italiana S.p.A., che si insedia nello stabilimento già Caproni Aeromere di Prabi e ne raccoglie per molti aspetti il testimone.

Azienda leader del settore già dopo pochi anni di attività, ha potuto contare da subito su manodopera qualificata ed esperta, proprio per la lungimiranza di Gianni Caproni, che si è sempre impegnato per la qualificazione dei propri operai, ed ha cercato di mantenere lo stesso passo, riuscendo, anche dopo la cessione e le successive trasformazioni aziendali (con i cambi che hanno portato all’attuale DANA Italia), a garantire sul territorio la presenza di un centro produttivo di eccellenza per l’innovazione e la sperimentazione: all’azienda da lui fondata va il merito di aver formato una intera generazione di lavoratori altamente qualificati, non solo per la competenza tecnica, ma anche e soprattutto per il tipo di approccio ad un mondo del lavoro sempre più articolato e complesso. Il tutto senza venire meno, anche nei periodi più duri di contrasto e di trattativa, agli standard fondamentali in materia di tutela dei lavoratori, di serietà e servizio nei confronti dei clienti e di rispetto e tutela dell’ambiente circostante.

Dalla breve cronologia con le essenziali notizie biografiche e dallo storico dell’azienda arcense, emerge chiaramente la descrizione di un’impresa di successo nel campo industriale, di peso e livello internazionale, che è esperienza assai rara nel Trentino. Pur se meno documentabile, salvo nel riconoscere il numeroso comitato promotore dell’iniziativa, è indiscutibile la percezione che la comunità arcense ha di questa ditta come uno dei punti cardinali dell’economia territoriale: una risorsa importante dal punto di vista occupazionale, che ha raccolto l’eredità di una manodopera specializzata nella produzione industriale metalmeccanica iniziata con le imprese Caproni e che, con la chiusura delle stesse negli anni ‘60, avrebbe difficilmente potuto essere reimpiegata con successo su questo territorio  senza l’avvento della Hurth italiana. Non è difficile pensare che senza questo tipo di investimento da parte dell’imprenditore di Monaco, le forze lavoro liberate dalla chiusura dell’Aeromere e dall’indotto ex-Caproni, una gran numero di persone avrebbe dovuto riconvertirsi, per lo più sottoimpiegata rispetto alle capacità professionali maturate,  o trasferirsi altrove. In un territorio dove la dimensione produttiva turistica  presentava una disponibilità di posti di lavoro prettamente stagionale e piuttosto limitata rispetto ad oggi, dove l’industria era rappresentata solo dagli stabilimenti delle cartiere o di Aquafil e dove la naturale mancanza di spazio impediva di dar vita ad un sistema agricolo di scala, che andasse al di là della mera sussistenza, perdere il settore industriale metalmeccanico avrebbe causato una crisi veramente difficile da superare. E questo la gente di Arco ha sempre dato segno di comprenderlo e tenerlo in grande considerazione. Si aggiunga inoltre che il modello industriale importato dalla Germania attraverso la persona di Federico Hurth, ha dato luogo alla creazione di un connubio particolarmente ben riuscito con le peculiarità della società trentina, e arcense di conseguenza. Egli ha portato ad Arco un modello organizzativo disciplinato e rigoroso, a tratti “paternalistico”, se così si può dire, seguendo il modello che lo stesso Gianni Caproni (ma anche altre industrie sviluppatesi a cavallo fra le due guerre e fino agli anni Sessanta del Novecento) aveva sempre sostenuto; questo si è inserito in un tessuto sociale che ha sempre riconosciuto assoluta priorità al lavoro ed al ruolo dei lavoratori, contraddistinti  generalmente da un grande senso di responsabilità, da una partecipazione diretta e un interessamento sincero al destino dell’azienda di cui sono parte. Un senso di partecipazione attiva sostenuto e gratificato dalla presenza costante e forte del titolare nella gestione del proprio stabilimento, da una corrispondenza immediata fra datore di lavoro e lavoratori. Anche nei momenti di crisi o di confronto più stringente, sia i lavoratori che l’azienda hanno sempre trovato una controparte costituita da un interlocutore serio, affidabile e consapevole del valore costituito dal benessere comune, oltre che sostenitore dell’interesse privato. E questo ha senz’altro contribuito in modo determinate alla creazione di quel sentimento di appartenenza sopra descritto e dell’identificazione dell’azienda come caposaldo della vita economica e sociale della comunità di Arco.
Un altro aspetto meritorio e sicuramente legato alla capacità imprenditoriale di Federico Hurth è dato – e lo si legge chiaramente dai dati storici seppure riportati in modo sintetico – dalla attenzione all’innovazione, alla ricerca e allo sviluppo non tanto dell’utile, quanto della competenza, del know-how: i settori della ricerca e dell’innovazione, lo studio per continui rinnovamenti della produzione (anche quando ciò ha comportato cambiamenti importanti degli assetti dell’azienda) sono sempre stati una parte privilegiata dell’attività di questo industriale, così come lo erano stati nelle aziende storiche fondate dal nonno, che per prime avevano applicato nuovi macchinari e studiato nuovi prodotti al passo non solo con il mercato presente, ma progettati in funzione di quello che si prevedeva sarebbe stato il futuro. Il reparto sperimentazione, preceduto dal quello che era un reparto di analisi dei costi e dei metodi di produzione, unitamente ad un ufficio tecnico indipendente, ha dato luogo alla creazione di prodotti innovativi che hanno reso le industrie Hurth presenze formidabili nel settore di appartenenza, a livello internazionale. Una mentalità che ha contribuito a formare una intera generazione di lavoratori altamente qualificati, non solo per la competenza tecnica, ma anche e soprattutto per il tipo di approccio ad un mondo del lavoro sempre più articolato e complesso.
Federico Hurth ha saputo coniugare il diritto dell’imprenditore a gestire l’impresa con profitto, con il rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori e della salvaguardia del territorio che lo ha accolto. Con questa onorificenza si vuole sottolineare e riconoscere i meriti di un imprenditore di successo che ha saputo inserirsi in un tessuto sociale sano ma economicamente limitato nelle sue prospettive e costituire per il territorio una occasione di crescita, di sviluppo e benessere di cui hanno fruito un gran numero di famiglie altogardesane e dall’intera comunità di Arco. Da ultimo poi, è importante sottolineare il legame affettivo e umano che Federico Hurth ha con la città di Arco, a partire dalla volontà di utilizzare la versione italiana del suo nome di battesimo nei lunghi periodi che qui trascorre e per le molte attività che comunque conduce sul territorio, fra cui l’azienda agricola che con la sua perfetta cura qualifica la l’area a destinazione agraria e il paesaggio della conca arcense. Non ultime, si vogliono ricordare le molte relazioni umane con le persone con cui è entrato in contatto nel corso della sua lunga attività, che testimoniano la volontà di essere partecipe e membro attivo della comunità arcense.
A testimonianza di questo, un gruppo di oltre cento fra dipendenti ed ex dipendenti hanno sollecitato l’Amministrazione comunale affinché fosse concessa a Federico Hurth l’onorificenza al merito per il suo operato sul territorio. L’onorificenza, denominata “Gonfalone d’argento”, è stata consegnata con una cerimonia ufficiale presso l’Archivio Storico comunale “F.Caproni”, il 21 marzo 2013.

 

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Pubblicato il: Mercoledì, 03 Dicembre 2014 - Ultima modifica: Martedì, 23 Dicembre 2014

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