Gianni Caproni
Biografia
Nato il 3 luglio 1886 a Massone, ora frazione di Arco, ma allora Comune di Oltresarca (il territorio che si trova a est del fiume Sarca), Gianni Caproni era figlio di Giuseppe e Paolina Maini, famiglia di piccoli possidenti arcensi (il padre era geometra) che gli garantirono una certa agiatezza e quindi la possibilità di un’istruzione elevata si laureò in ingegneria al Politecnico di Monaco di Baviera nel 1907 e si perfezionò come ingegnere elettrotecnico nel 1908 presso l’Istituto Montefiori di Liegi. La passione per le "macchine volanti" si manifestò praticamente da subito, ancora durante gli studi universitari, e in un suo soggiorno a Parigi entrò n contatto con il mondo della tecnologia aeronautica del tempo. In un primo tempo si dedicò al volo degli alianti, perfezionando gli studi di Otto Lilienthal sul volo a vela, ma già dal 1908 si dedicò alla progettazione del suo primo vero aereo. Cercò in Italia i primi finanziatori del suo progetto, ma non incontrò grandi aperture in questo senso e pertanto produsse il primo biplano autonomamente, in collaborazione con il fratello maggiore Federico. Successivamente, nel 1910, si trasferisce prima nella zona della Malpensa e poi a Vizzola Ticino, iniziando la attività di costruzione e collaudo degli aerei contrassegnati dalla sigla "Ca" e fondando la Scuola di Aviazione Caproni, che diplomò numerosi piloti del tempo. Gianni Caproni e l’intera famiglia sono però ricordati nel territorio di Arco perché sempre attenti ai problemi economici della loro terra: favorirono l’impiego nelle numerose imprese familiari di molti cittadini della zona arcense, che lavorarono alla S.A.Imprese Riunite di Arco, così come alla AeroCaproni S.A. di Gardolo e alla Caproni di Milano-Taliedo. L’attività delle imprese Caproni, che si trasformarono in Aero Caproni S.p.A. di Trento, proseguì con grandi fortune, specie durante i periodi bellici che si susseguirono nella prima metà del ‘900, dal momento che l’introduzione dell’aeroplano come macchina bellica ebbe enorme successo. Gianni Caproni morì il 27 ottobre 1957, a Roma.
Ad Arco è ricordato inoltre per aver fondato una scuola industriale a suo nome, attiva già nel 1935, proseguendo così l’impegno della madre, Paolina Maini, che si occupò molto dei problemi legati all’infanzia e all’educazione: attualmente in Arco esiste ancora un Istituto di Formazione Professionale provinciale per congegnatori meccanici che porta il nome di Gianni Caproni.
La famiglia
Federico Caproni
Nacque il 5 dicembre 1881 a Massone di Arco, da Giuseppe Caproni, geometra, e da Paolina Maini. La famiglia era sicuramente benestante, una delle più ricche ed influenti nella vita sociale dell'Oltresarca e di Arco. Compie studi di stampo "italiano": dopo gli studi superiori, infatti, si laurea in economia all'Università Commerciale Bocconi di Milano. Il primo impiego fu presso la Società Prodotti Chimici, Colle e Concimi di Roma (che successivamente sarebbe stata assorbita dalla Montecatini); trovandosi nel sud Italia per lavoro, ne approfittò per frequentare la Scuola Superiore di Agricoltura di Portici e di qui nacque un attaccamento ed un interesse per il miglioramento dei fondi e delle coltivazioni che mise in pratica non solo nelle campagne di Massone, ma anche nelle opere di bonifica intraprese in Lombardia, a Vizzola Ticino. Fin dall'inizio fu coinvolto nei progetti di aeronautica del fratello Gianni e lo aiutò in modo determinante nella costruzione del primo aereo, il Ca1; fu Federico a contattare il meccanico Ugo Sandri Tabacchi, rivano e primo collaudatore degli aerei Caproni, per procurare il motore del Ca1, con la pittoresca frase "Me fradèl l'ha fàt en laòr che va per aria" (mio fratello ha costruito un attrezzo che va per aria); ma soprattutto fu sempre Federico a contattare i finanziatori, approfittando delle conoscenze derivanti dall'Università milanese, ed a promuovere e diffondere la conoscenza dell'aeronautica in Italia, ottenendo le commesse statali e i crediti necessari. E fu sempre Federico a vigilare sugli innumerevoli arrampicatori sociali che si agganciarono a Gianni (i rampichini, li chiamava) per guadagnarsi con poca fatica denaro e prestigio sociale, almeno fino ai primi anni Trenta, quando i destini dei due fratelli cominciarono ad allontanarsi e le industrie ad essere troppo vaste per una conduzione di tipo "familiare" e ciascuno dei fratelli mantenne il controllo su un preciso settore.
La sua passione invece fu la ricerca storica, con particolare interesse per la storia locale: frequentò biblioteche ed archivi, per quanto possibile personalmente oppure incaricando il fedele bibliotecario, Carlo Bombardelli. Un periodo di lavoro assai intenso fu quello fra il 1945 ed il 1947, che lo vide quasi sempre risiedere a Massone: raccolse un numero incredibile di notizie locali, che poi riportò in ordine cronologico in due raccolte (la prima in 17 volumi, la seconda in 7) che intitolò "Spigolature sotriche". Successivamente, compose due volumi "Amministratori di Oltresarca dal 1434 al 1926" (1949) e "Vecchie famiglie di Oltresarca" (1950). Nel 1959 si arrivò poi alla pubblicazione de "Il Sommolago; note storiche riguardanti in modo particolare l'Oltresarca", il cui contenuto ha veramente un carattere enciclopedico, abbraccia tutto il periodo storico e tutti i documenti che Caproni poté trovare riguardo l'Oltresarca ed Arco, fra cui la storia di Fra' Dolcino, gli statuti arcensi del Tredicesimo secolo, notizie sulle chiese e sulle vecchie famiglie di Arco. Per tutta la vita continuò a cercare ed ascoltare notizie, ovunque, dalle biblioteche più prestigiose ed antiche ai rendiconti e alle storie semplici che poteva ascoltare dalla sua gente, anche quella più umile, ma legata alla propria terra. Morì il 2 dicembre 1965, a Massone.
A Federico Caproni, per l'impegno e lo zelo nella ricerca storica, per i benefici portati e per l'importante opera di riordino dell'archivio comunale di Romarzollo, oltre alla collaborazione con Bruno Emmert, altro bibliofilo e ricercatore storico appassionato e benefattore di Arco, è dedicata una sala dell'Archivio Storico Comunale di Arco.
Notizie tratte dal saggio di Romano Turrini "Federico Caproni", pubblicato da Il Sommolago, anno IV - n.1, aprile 1987.
Giuseppe Caproni
Giuseppe Caproni ha avuto il grande merito di essere il padre di Gianni e di Federico Caproni, ma proprio in lui sta il seme della genialità dei due figli. indubbiamente la famiglia Caproni può essere definita benestante; proprietari terrieri di un certo livello, con buone ricchezze, poterono garantire studi elevati per i propri esponenti e se è vero che Gianni fu ingegnere laureato a Monaco di Baviera e Federico si laureò invece alla Bocconi in economia, due delle più prestigiose università del tempo) è anche vero che il padre era geometra, professionista stimato che ha lasciato la sua firma su numerose realizzazioni di prestigio, in moltissime ristrutturazioni e restauri, e anche nuove costruzioni, di chiese locali. in particolare si può ricordare l'intervento di sistemazione della chiesa di San Martino, nel quale costruì l'attuale ingresso, sistemando la collina all'esterno e trasportando una delle porte del lato sud al lato ovest della costruzione, recuperandone le pietre originali, la forma primitiva e integrandole con maestria (secondo quanto precisato anche da Nicolò Rasmo) con materiali nuovi. Era stato inoltre figura di spicco nell'amministrazione civica dell'Oltresarca ed ebbe grande passione per l'agricoltura e per la salvaguardia dell'ambiente, sensibilità che sicuramente non era diffusa al tempo. La passione per la natura la trasmise certo anche ai figli, che ebbero sempre interesse e rispetto per la campagna, per il bosco e per la conservazione dell'ambiente, come testimonia la creazione del territorio Bosco Caproni, ora di proprietà del Comune di Arco e trasformato in oasi ecologica. furono però di giuseppe Caproni i primi interventi di rimboschimento al "Carobio", ossia in località Carobbi. Nel 1877 interessò il Comune a procurargli tramite la direzione delle foreste di Innsbruck mille piantine di abete, alcuni anni prima aveva fatto portare talee di viti dal Reno. Colpito da apoplessia nel 1891, sopravvisse alla malattia per alcuni anni, senza però più riprendersi.
notizie tratte dal saggio di Romano Turrini "Federico Caproni", pubblicato da Il Sommolago, anno IV - n.1, aprile 1987.
Approfondimenti
Registro storico Capriolo:
www.utenti.lycos.it/capriolo/index.htm
Capriolo Web Site:
digilander.iol.it/parsecweb
Aerospace Museum San Diego (USA):
www.allstar.fiu.edu/aero/caproni.htm
www.aerospacemuseum.org