Il Palazzo del Termine o "della Lega"
I figli di Francesco d’Arco, Andrea e Odorico, spesso in contrasto, tentarono di risolvere le origini del conflitto dividendo in due la contea di Arco: il confine, o termine, passava fra il Palazzo Nuovo e il Palazzo di Odorico, detto appunto del Termine, ossia fra piazza Tre Novembre e l’inizio di via Vergolano: questo faceva sì che Arco fosse divisa nella parte del Ponte (cioè verso il Sarca, ad est) e nella parte della Scaria (cioè ad ovest, dove si trovava l’antica porta Scaria, situata in Largo Arciduca Alberto).
Il palazzo del Termine mantenne il suo nome quindi ricordando questa antica divisione; fu edificato per volere di Odorico o forse ancora del padre, Francesco, nella seconda metà del Quattrocento e fu la dimora in Arco del poeta Nicolò, che vi è ritratto in un bellissimo affresco nell’avvolto a pian terreno. Nel Settecento il Palazzo era invece del conte Giorgio d’Arco, anche se viveva quasi stabilmente a Salisburgo e che era amico della famiglia Mozart, tanto da scrivere al cugino di Mantova che si curasse del giovane Amadeus che si recava in Italia per alcuni concerti nel 1769. A partire dal XIX secolo il palazzo passò in proprietà ad alcune famiglie di Arco (Marcabruni e Baldessari) e poi alla Lega dei Contadini locali ed è per questo che ha acquisito il nome “alla Lega”, che è rimasto finora e viene rinnovato dall’omonimo ristorante, che è sito fra le sale più belle del palazzo.
La struttura dell’edificio è a quadrilatero, con un ampio cortile interno e si fa notare soprattutto per i bellissimi affreschi presenti all’esterno, in particolare nel sottogronda, ed in molte sale all’interno; di particolare pregio all’esterno il ciclo dedicato alle storie di Roma antica, alternate con gli stemmi legati alla casa d’Arco che occupano tre dei lati del cortile: l’autore è Dioniso Bonmartini, cui è attribuita anche la via Crucis della chiesa di San Rocco a Caneve e un affresco dell’Eremo di San Giacomo al monte, oltre al fregio di Palazzo di S. Pietro (Marchetti).
Al piano terra si trova poi una stanza con soffitto ad avvolto, completamente affrescata: qui abbiamo uno dei ritratti più belli del poeta Nicolò d’Arco ed il grande stemma con l’aquila imperiale, completo di tutti gli stemmi delle casate fedeli all’imperatore Carlo V. Lacerti di affresco si trovano anche al piano superiore, nella bella sala con soffitto a cassettoni completamente decorato, e negli appartamenti attigui al ristorante alla Lega, in parte visitabili su appuntamento.
Bibliografia
R. Turrini – Guida per Arco – Comune di Arco, 1996
R. Turrini – Il palazzo di Nicolò d’Arco/ Il Sommolago, anno VIII, n. 3 (dicembre 1991)