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Monastero delle serve di Maria

Il Monastero della Serve di Maria, o delle Servite, con l’annessa chiesa, si trova in via Mantova, nella zona sud di Arco.
 
Dai documenti esistenti si apprende che nel Seicento venne edificata a sud di Arco una chiesa dedicata alla Madonna di Reggio, edificata come ampliamento di un capitello dedicato alla Madonna della Ghiara, particolarmente venerata a Reggio Emilia e all’inizio del Seicento in tutta Italia, ritenendo fosse particolarmente miracolosa: accanto a questa, nel 1689, venne poi edificato il Monastero delle Serve di Maria. La fondatrice del Monastero, la veneziana Arcangela Biondini, aveva ottenuto dall’imperatore Leopoldo il finanziamento necessario per costruire la casa di preghiera e anche nei tempi successivi, la casa imperiale continuò a sostenere e finanziare le necessità economiche del monastero, che per questo motivo, sopra uno dei portali che si affaccia in via Mantova, è realizzato un elaborato stemma con l’aquila imperiale sorretta da due angeli. La costruzione del monastero è in effetti molto dispendiosa, anche per la scarsa onestà degli amministratori, e spesso le maestranze si stupiscono della generosità dimostrata da Leopoldo nell’elargire finanziamenti. Arcangela Biondini, un’altra monaca e sette converse, entrano al convento il 10 marzo 1869, con una celebrazione molto solenne e l’accompagnamento dei Conti d’Arco e dell’arciprete Biagio Fragiorgi. Nelle testimonianze lasciate dalla stessa Arcangela Biondini si apprende che il Convento acquista di anno in anno nuove suore, fra cui anche una contessa di Arco che entra in convento nel 1694 “con una dote di diecimila fiorini di questo paese et è di bontà grandissima e semplicità et innocenza non ordinaria.” Il convento ospita quindi anche una scuola femminile (e continuerà ad ospitarla fino alla seconda metà del ventesimo secolo), oltre all’educandato, ed ebbe vita assai prospera, con unica battuta d’arresto il periodo dal 1811 al 1818, quando per ordine di Napoleone i monasteri vengono chiusi. Dopo il ritorno al convento, con una seconda cerimonia solenne, si provvede, intorno al 1840, al restauro della chiesa, completata e arricchita con dipinti del roveretano Domenico Udine e marmi provenienti da Castione. Un evento curioso interessa il monastero nella seconda metà del XIX secolo: arrivano “le morette”, ossia, nell’arco di dieci anni, trovano ospitalità presso il convento delle bambine africane schiave dei turchi e riscattate e portate in Italia da un sacerdote. Le cronache riportano che tredici morirono per le angherie subite, ma una, salvatasi, rimase presso il convento con il nome di Madre M. Annunciata Africana. Attualmente il convento ospita ancora alcune suore di clausura.
La chiesa di Santa Maria di Reggio ha un’unica navata che si conclude con il presbiterio; nel presbiterio trova collocazione l’antico capitello con l’effigie della Madonna di Reggio, inglobato nella costruzione della nuova chiesa: il capitello, eretto da Ambrogio Franco per gloria della famiglia, porta una iscrizione per ricordare la realizzazione. Sopra l’altare maggiore, si possono scorgere le grate da cui le suore di clausura potevano assistere alle messe senza essere viste. Di interesse anche l’altare laterale in marmo, a sinistra della navata, dedicato alla Madonna Addolorata. Nell’arco santo sono affrescate figure di frati santi, mentre di particolare interesse sono gli affreschi del soffitto, uno dei quali ritrae la venerabile Arcangela Biondini inginocchiata di fronte al convento da lei fondato, con il panorama del convento con una strada che porta alla Collegiata ed al castello. Le opere del soffitto sono del roveretano Domenico Udine.