E’ forse il più bell’esempio di arte sacra del territorio, sicuramente il più riccamente affrescato. Venne costruita alla fine del Quattrocento, probabilmente per ricordare le nozze di Odorico d’Arco e di Susanna Collalto (i genitori di Nicolò d’Arco): la data si può supporre fra il 1480 (prima Odorico era sposato con Cecilia Gonzaga) ed il 1490; la chiesa ha un’unica navata e pianta quadrata più un presbiterio, anch’esso a pianta quadrata: tutti gli spazi sono completamente affrescati con storie della Bibbia e die Vangeli, oltre che con scene che ricordano appunto le nozze di Susanna e di Odorico e i relativi luoghi di provenienza. Notizie della chiesa si riscontrano però solo a partire dal Seicento, e specialmente nei rapporti delle visite pastorali del Cinquecento, che così numerose informazioni danno delle altre chiese presenti sul territorio, non si cita mai la chiesa di Caneve: questo alscia supporre che per lungo tempo l’edificio sacro sia stato proprietà privata dei Conti d’Arco e non un luogo di culto aperto alla comunità.
Gli affreschi originari, di cui fu autore in gran parte Dioniso Bonmartini(aula) e Gaspare Rotaldo (presbiterio, più antichi), sono stati persi per l’apertura di una nuova porta e per l’ingrandimento di una delle finestre nel presbiterio, oltre che per la collocazione del grande altare ligneo. L’affresco più imponente raffigura San Rocco soccorso dal cane: è di particolare interesse anche la lettura delle numerose iscrizioni che sono riportate su questo affresco, la più antica delle quali è datata 1506 e riporta notizia di una nevicata eccezionale nel mese di luglio sui monti di Arco. Sulla stessa parete è raffigurato anche un nobiluomo che saluta con la mano: con molta probabilità si tratta di Odorico d’Arco e dirimpetto doveva trovarsi il ritratto di Susanna, perso successivamente per l’ingrandimento della finestra. Negli angoli sono rappresentati il castello di Arco, con il fiume Sarca e una piccola barca che lo risale, ed il castello dei Collalto. Interessante anche la raffigurazione dei santi Antonio Abate e di S. Fabiano Papa, che dovevano essere affiancati sicuramente da un S. Sebastiano e da S. Rocco; S. Antonio Abate è raffigurato come sempre con un maialino al seguito, ma in questo caso con uno della specie cosiddetta cinta senese (nero con una striatura bianca) ora particolarmente protetta perché a rischio di estinzione ed un tempo molto diffusa nell’Italia, specialmente centrale. Oltre alle scene con i due sposi, sono più volte ripetuti gli stemmi dei d’Arco e dei Collalto. Lo stemma d’Arco in particolare è quello più antico, utilizzato da Francesco d’Arco (un solo Arco scuro in campo giallo) e non il nuovo stemma (tre archi orizzontali in campo giallo) che il ramo di Odorico successivamente utilizzò per distinguersi dal ramo di parentela del fratello Andrea (otto archi in uno stemma quadripartito, giallo e azzurro). Nell’aula sono invece raffigurate le scene della Via Crucis con al centro una grande rappresentazione della Crocifissione: gli affreschi di Bonmartini risalgono ai primi decenni del Cinqucento. Interessantissimi nell’aula, ai lati del presbiterio, gli altari con bellissime predelle: questi sono attribuiti a Marcello Fogolino, uno dei massimi pittori nell’area trentina (era di origine veneta) nel Cinquecento. Fogolino fu spesso al servizio di Bernardo Clesio e affrescò diverse stanze del Castello del Buonconsiglio: forse in omaggio al suo mecenate, nella rappresentazione di San Vigilio sulla pala destra, il volto del santo trentino ha le sembianze del Clesio. L’altra pala raffigura invece la Madonna in trono con Bambino e i Santi Bernardino e Agostino. Ricorrente ad Arco la raffigurazione e gli esempi di devozione a San Bernardino (esiste anche una piccola chiesa a lui dedicata nel rione di Stranforio, di cui è santo patrono), che all’epoca di costruzione delle chiese era stato canonizzato da poco: probabilmente Francesco d’Arco, che era stato capitano a Siena, nella città toscana aveva potuto conoscere direttamente il santo o comunque apprenderne il culto. Le predelle alla base delle pale degli altari riportano alcune scene caratterizzate da una precisione di segno e da una vivacità cromatica che indubbiamente lasciano riconoscere la mano del grande artista.
La chiesa dipende dalla parrocchia di Santa Maria Assunta di Arco ed è la chiesa parrocchale di Caneve. Vi si celebrano regolarmente le S. Messe e sono osservati anche degli orari di apertura, durante i quali è possibile anche la visita.
Bibliografia
R. Turrini e altri – Ecclesiae, le chiese nel Sommolago – Il Sommolago 2000
R. Turrini – Guida per Arco – Comune di Arco, 1996 R. Codroico,
R. Turrini – La chiesa di San rocco a Caneve di Arco – Il Sommolago, 1994
E’ forse il più bell’esempio di arte sacra del territorio, sicuramente il più riccamente affrescato. Venne costruita alla fine del Quattrocento, probabilmente per ricordare le nozze di