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Family Audit anche al Comune di Arco

di Giovedì, 30 Novembre 2017 - Ultima modifica: Martedì, 05 Dicembre 2017
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Martedì 28 novembre a Trento nell'ambito del Festival della Famiglia si è tenuta la cerimonia di consegna di 110 certificati Family Audit (tra cui il Comune di Arco) e Family Audit Executive. Le organizzazioni interessate alla certificazione sono state finora circa 190, tra nazionali e locali, con il coinvolgimento di quasi 100 mila dipendenti. Per il Comune di Arco erano presenti l'assessora alle politiche della socialità Silvia Girelli, il dirigente dell'Area servizi alla persona Stefano Lavarini e la responsabile interna del processo di certificazione Viviana Sbaraini. (leggi)

La consegna è stata preceduta da una conferenza su un tema centrale delle politiche familiari, ovvero la conciliazione famiglia-lavoro, con focus specifico sul marchio Family Audit, la certificazione che introduce un percorso virtuoso di armonizzazione dei tempi di vita/lavoro all’interno delle organizzazioni.

Ad aprire i lavori è stato il dirigente dell'Agenzia per la famiglia, Luciano Malfer, che ha portato qualche dato registrato nelle aziende prima e dopo l’acquisizione del marchio Family audit: flessibilità oraria migliorata dal 70 all’80%, percentuale media di dipendenti con orario flessibile in uscita e in pausa pranzo dal 45 al 55%; percentuale di dipendenti con la “Banca delle ore” dal 46 al 63%; telelavoro dallo 0 al 3%. L’impatto economico: sono calate le richieste di giorni di malattia, le ore di permessi e gli straordinari, riduzione del rientro dal congedo maternità, che incidono notevolmente sui bilanci aziendali.

Giuseppe Di Donato, in rappresentanza del Dipartimento per le Politiche della famiglia - Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha quindi sottolineato la bontà del modello trentino e la sua alta esportabilità a livello nazionale. Nel duplice ruolo di moderatrice e autrice del libro “Family Audit - Storie di aziende Family Friendly”, Adele Gerardi ha poi presentato la pubblicazione: “si tratta di una narrazione dell’ecosistema famiglia-lavoro con focus sul benessere aziendale, ovvero come un’azienda, grazie a misure di conciliazione, ha avviato un processo partecipativo tra dirigenza e dipendenti per dare risposta alle necessità di questi ultimi. Ho trattato – ha detto Gerardi - Enel Energia, Istituto di Fisiologia clinica CNR di Pisa, Nestlè Italia, cooperativa sociale L’Ovile, Actionaid onlus, comune di Varnate, Muse, Confindustria, Azienda per i servizi alla persona Casa mia, Risto 3. Abbiamo dato voce ai dipendenti nel libro – ha proseguito – che si sono espressi lasciando testimonianze vive di come sono cambiate le loro vite familiari, personali e lavorative grazie alle misure Family audit, come la flessibilità in entrata e uscita o in pausa pranzo, il lavoro agile da casa, nidi aziendali, ecc.

Spazio poi alle testimonianze di alcune aziende che hanno raggiunto questa certificazione. Stefania Dammaco di Enel Energia con 1.300 dipendenti di cui 48% donne ha portato testimonianza in rappresentanza dell’azienda: “nel 2012 siamo passati da realtà nazionale ad internazionale che ha apportato nuove necessità nell’organico. Il Family audit ci ha aiutato ad ascoltare le varie istanze del personale riguardo al loro benessere personale che ben presto è diventato strumento strategico per il miglioramento del business. Ci siamo concentrati su due nuovi cardini, “tempo e luogo” con una serie di azioni: flessibilità orario, permessi allattamento, telelavoro, ferie solidali – possibilità di regalare ferie a colleghi con figli in difficoltà – lavoro agile fuori sede, maternità come arricchimento di competenza professionale, nido aziendale, centri ludico-educativi, gestione della maternità (Parental program).”

Il convegno è stato inoltre arricchito dall’intervento di Riccardo Prandini, professore dell’Università di Bologna, che ha esposto i primi risultati dell’indagine, realizzata a livello nazionale, sull’impatto dei Piani aziendali Family Audit nelle organizzazioni certificate in termini di benessere lavorativo. “La ricerca si impernia su tre punti fondamentali: il primo punto è quello della dimensione conciliazione famiglia-lavoro, il secondo della dimensione lavorativa. Family audit infatti è strumento di progettazione del welfare aziendale: il marchio aiuta l’azienda a riflettere sulla sua territorializzazione e sul suo comportamento verso la comunità e il territorio. Abbiamo analizzato i programmi di welfare aziendale in relazione alla salute fisica e psicologica dei dipendenti, benessere lavorativo, rapporti con i colleghi/clima aziendale, sulla loro capacità di avere una vita sociale fuori dalla famiglia e senso di appartenenza all’impresa. Infine il terzo punto è la dimensione familiare: benessere di coppia, genitoriale, rapporto della cura con gli anziani".

Orlandini ha quindi portato qualche esempio concreto ottenuto dalla somministrazione di un questionario su un campione di 21 aziende certificate: “Questionari raccolti 846 e 695 questionari ai partner conviventi. Alcuni risultati: organizzazione del lavoro migliorata dal 15 al 23%, benefit e servizi dal 12 al 19%. Misure più utilizzate: orario flessibile, telelavoro, pianificazione delle ferie. In merito al benessere organizzativo le caratteristiche dei lavoratori che lo hanno percepito di più sono con età superiore ai 50 anni, sono incardinati in ruolo da operaio o dirigente, superano le 40 ore settimanali di lavoro e sono impiegati nel comparto privato in aziende di medie dimensioni. Minori benefici invece li sentono i laureati e chi ha carichi di cura di figli fino a 6 anni.”

Il meeting si è concluso con la testimonianza di altre sei aziende: Cariparma con 8.200 dipendenti ha sottolineato la maggior attenzione alle pari oportunità/analisi di genere intrapresa dopo l’acquisizione del marchio, Comune di Castelnuovo del Garda ha portato una riflessione sul calo demografico (1,3 figli per donna ad oggi), Muse con 239 persone ha introdotto modalità di lavoro più flessibili e investito molto sull’educazione/formazione del personale e sulla cultura aziendale (hanno introdotto smart working, organizzazione di corsi di lingua straniera in pausa pranzo, convenzioni con aziende in temini di benefit, servizi specifici per i figli dei dipendenti), Confindustria Trento ha introdotto flessibilità di orario in entrata/uscita/pausa pranzo e la “banca ore” viste le esigenze dell’azienda di convocare riunioni con i soci nel tardo pomeriggio anche fino alle ore 20.00, Uil del Trentino e Vecomp software di Verona.

Fonte: Ufficio stampa della Provincia di Trento, www.ufficiostampa.provincia.tn.it/

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