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Cavo, Cavi, Cave... Caves

di Martedì, 13 Febbraio 2018
Immagine decorativa

«Cavo, Cavi, Cave... Caves. Spazi oscuri, da riempire di sapere» è un progetto trasversale e multidisciplinare che descrive grotte, ripari, cavità, crateri dal punto di vista naturalistico, storico-archeologico, artistico, utilizzando varie forme di divulgazione. Dal 17 febbraio al 14 aprile il progetto fa tappa ad Arco. (leggi)

Attraverso una serie di conferenze, incontri didattici, visite sul territorio, seguendo una mostra itinerante e con l'aiuto delle nuove tecnologie, si percorrono vari punti di osservazione, dal macroscopico al microscopico, dall'artificiale al naturale, dal sotterraneo all'extraterrestre, per far luce su un mondo nascosto e affascinante.

«Cavo, Cavi, Cave... Caves» nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Museo Civico di Rovereto e la Sat, due tra le più antiche e attive istituzioni culturali della Provincia autonoma di Trento, con la partecipazione delle biblioteche di Arco, Cles, Primiero, Pergine e Giudicarie esteriori, in ambiti territoriali differenti, e di una scuola roveretana per il progetto grafico.

«Cavo, Cava... Caves»: la mostra
Chi, almeno da bambino, non è stato intimorito ma allo stesso tempo incuriosito dagli spazi bui e tenebrosi? Irraggiungibili buchi neri, inghiottitoi, trappole, pozzi, grotte come ambienti protetti per l'evoluzione di organismi bizzarri, e ripari sotto roccia che hanno offerto rifugio all'uomo e agli animali in ogni tempo. Fessure, voragini, abissi, buchi, grotte, caverne, anfratti, depressioni, fori, incavi, lacune, crateri, pori, orifizi, gole, intercapedini, fenditure, inghiottitoi, ripari, nicchie, forre, crateri... grandi o piccoli che siano. Un tesoro di conoscenza tutto da scoprire. Cavo, cava...Caves si propone di alimentare e soddisfare la curiosità verso l'ignoto e il diverso mettendo in luce l'importanza di questi ambienti, descritti con il rigore della scienza e la documentazione delle fonti storiche, archeologiche e naturalistiche, senza trascurare arte, letteratura, mito e leggenda.

La mostra è itinerante ed è ospitata nelle sedi delle biblioteche partner del progetto. Ad Arco la mostra è allestita a Palazzo dei Panni dal 17 febbraio al 16 marzo e aperta al pubblico dal lunedì al giovedì dalle ore 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.30, il venerdì dalle ore 9 alle 18.30, il sabato dalle ore 9 alle 12. Inaugurazione venerdì 16 febbraio alle ore 18.

Informazioni:
telefono 0464 516115
email arco@biblio.infotn.it

La biospeleologia e la fauna cavernicola
con Uberto Ferrarese e Arrigo Martinelli, entomologi
20 febbraio, ore 20.30, biblioteca civica «B. Emmert», Palazzo dei Panni
La prima parte della conferenza, esposta dal biologo Uberto Ferrarese, si concetrerà su una raccolte di larve di chironomidi nel sistema carsico de Piani Eterni (Dolomiti Bellunesi), anche a notevoli profondità (300-400m), e nell'esautore carsico. Verrà presentata una raccolta, descritta da parte di una equipe internazionale, della prima specie troglobia e partenogenrtica di chironomide, a 950 m di profondità di una grotta della Croazia. Verranno illustrati i ritrovamenti, risalenti a trent'anni fa, di una specie partenogenetica di chironomidi in un acquedotto della provincia di Padova e verrà descritto, nello specifico, il ritrovamento ai 550 m di profondità, in un ramo dei Piani Eterni, di numerosi esemplari di Ditteri Tricoceridi e di un Dittero Brachicero (mosca). La presentazione sarà accompagnata da interessanti considerazioni sulle caratteristiche dei Ditteri Troglobi.

Uberto Ferrarese, laureato con tesi in idrobiologia, si è occupato per anni della messa a punto dei metodi di giudizio di qualità dell'acqua di fiumi e laghi e altri corpi idrici, basati sulle comunità di invertebrati presenti. In particolare si è occupato dei Ditteri Chironomidi, pubblicando tra l'altro per il CNR due guide per il riconoscimento delle specie delle acque interne italiane e per il Ministero dell'Ambiente la checklist delle specie italiane. Si è rivolto successivamente anche allo studio dei Ditteri Culicidi (zanzare) in ambienti naturali e urbani. Ha preso parte a ricerche su ambienti particolari come sorgenti e grotte. Da trent'anni si occupa di entomologia industriale, in industrie del packaging alimentare e farmaceutici e nelle fabbriche di prodotti intermedi di carattere igienico sanitario (e.g. pannolini) e di entomologia urbana (zanzare).

Arrigo Martinelli, è conservatore onorario per l'entomologia del museo civico di Rovereto dal 2000. Spinto dal professore di scienze si interessa di entomologia sin dagli anni del liceo. La sua è una passione che lo segue da sempre. Lo interessano soprattutto alcune famiglie di coleotteri xilofagi (cerambicidi e buprestidi) e i carabidi. Da vent'anni, dopo avere frequentato un corso di speleologia al gruppo grotte di Rovereto, si dedica alla biospeleologia ed in particolare alla fauna coleotterologica endogea italiana scoprendo anche specie nuove.

Il tema "grottesco" in alcuni episodi della vita del conte Cagliostro
con Edoardo Tomasi, bibliotecario
martedì 27 febbraio, ore 20.30, biblioteca civica «B. Emmert», Palazzo dei Panni
Il termine “grottesco”, qui volutamente usato in modo ambivalente, si presta a definire sia l'ambiente sotterraneo che fa da filo conduttore all'intero ciclo di conferenze, sia a narrare alcuni curiosi episodi accaduti (o quantomeno attribuiti) al celebre conte di Cagliostro nel corso della sua frenetica vita, vissuta in continuo movimento tra decine e decine di città in tutta Europa. Una grotta, o forse un semplice nascondiglio segreto nelle vicinanze di Palermo lo fece conoscere alla giustizia, per via di una truffa perpetrata ai danni di un ingenuo gioielliere. Qualche anno più tardi, all'inizio del suo peregrinare, il giovane Giuseppe Balsamo - non ancora nominatosi conte di Cagliostro - penetrò nelle viscere delle piramidi in Egitto per cercare la chiave della conoscenza in compagnia del suo maestro spirituale. Nel 1785 a Parigi, quand'era giunto all'apice della fama, in una serata memorabile che suscitò grande scalpore tra i contemporanei, evocò gli spiriti di sei personaggi famosi (tra cui Voltaire, d'Alembert, Diderot, Montesquieu) invitandoli a quella che venne poi definita “la cena dei morti”. Cagliostro era lui stesso uno spirito libero, non si tratteneva mai a lungo nello stesso posto (i maligni dicono che era costretto a farlo per via delle sue attività poco limpide), ma trascorse diverso tempo anche in prigione, a Londra, Parigi, Roma, per terminare i suoi giorni murato vivo nella rocca di San Leo. In un suo ipotetico passaporto, figurerebbero almeno 82 città ove visse tra il 1769 ed il 1789 da “nobile viaggiatore”, spesso osannato ma anche vituperato. Ovunque andasse, non passava certo inosservato e così successe anche nell'autunno del 1788, a Rovereto prima e a Trento poi. Ma a Rovereto, per nostra fortuna, Cagliostro trovò in Clementino Vannetti un reporter d'eccezione che seppe descrivere con grande abilità e leggerezza diversi episodi accaduti durante il suo breve soggiorno, durato solo 46 giorni. Quel memoriale, composto in un latino pseudo-biblico per mettere in ridicolo chi si atteggiava a novello Messia, è passato poi alla storia col titolo di “Vangelo di Cagliostro” ed in poco tempo dalla sua pubblicazione fece il giro delle corti europee, per poi svanire piano piano, tanto da farne dimenticare l'Autore e metterne addirittura in dubbio l'autenticità del racconto.

Edoardo Tomasi, bibliotecario di professione, si è occupato più volte delle vicende vissute dal conte di Cagliostro (1743-1795) in Trentino, pubblicando diversi articoli sull'argomento dal 2003 in poi. E. Tomasi nel novembre 2007 ha tenuto la sua prima conferenza pubblica su questo tema nella sede del Museo Civico di Rovereto e, l'anno successivo, in occasione del 220mo anniversario dall'arrivo a Rovereto del conte, ha promosso e curato l'edizione in anastatica di un raro opuscolo – stampato originariamente in forma anonima a Mori nel 1789 - che riporta il puntuale resoconto di come i Roveretani accolsero tra le loro mura “quell’uomo strano e famoso”.

I tesori del sottosuolo, tra grotte e miniere: minerali e cristalli
laboratorio per bambini dai 7 agli 11 anni di età a cura della Sezione didattica della Fondazione Museo Civico di Rovereto
martedì 6 marzo, ore 17, sala delle Arti, biblioteca civica «B. Emmert», Palazzo dei Panni
Esploriamo grotte e miniere alla scoperta di uno dei tanti tesori che custodiscono: i minerali! Un mondo affascinante, dalle forme cristalline più svariate di cui svelare i segreti per comprenderne l'importanza al di là della bellezza. Osservando i minerali capiremo come e dove si formano e quali sono le loro caratteristiche principali, come mai sono così importanti per l'uomo, che li ricerca fin dalla preistoria. Impareremo a riconoscere alcuni dei minerali più diffusi e di maggior uso, scovandoli anche nella nostra vita di tutti i giorni.

La grotta come habitat umano in Trentino dalla preistoria al medioevo
con Maurizio Battisti e Barbara Maurina, archeologi
martedì 6 marzo, ore 20.30, biblioteca civica «B. Emmert», Palazzo dei Panni
Maurizio Battisti vive a Rovereto e lavora come archeologo presso la Fondazione Museo Civico di Rovereto. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali presso il polo Universitario di Bologna, dal 1994 si occupa di scavi, ricerca, didattica e divulgazione. Autore di diversi articoli nel campo dell'archeologia preistorica locale e regionale collabora anche alla realizzazione della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico. È presidente dell'Associazione Lagarina di Storia Antica, organizzatrice di eventi culturali a tema storico-archeologico.

Barbara Maurina - Archeologa, laureata presso l'Università di Trento, ha condotto studi di perfezionamento presso l’Institute of Archaeology di Londra; ha conseguito il diploma di specializzazione presso l’Università di Trieste e il dottorato di ricerca presso l'Università di Siena. Ha collaborato con diversi enti e istituti, fra cui il Deutsches Archäologisches Institut, l’École Française de Rome, l’Università di Trento, l’Università di Roma Tre, le Soprintendenze per i Beni Archeologici di Trento, Roma, Lazio e il Museo Civico di Rovereto, dove dal 1999 ricopre il ruolo di conservatore per l’archeologia. Dal 1988 partecipa a scavi archeologici in Italia e all’estero; in ambito trentino, in particolare, ha condotto e conduce ricerche e scavi nel sito della villa romana di Isera e nel sito di Sant’Andrea di Loppio. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche di carattere archeologico.

I buchi naturali e artificiali: luoghi ideali per la riproduzione della zanzara tigre
con Fabiana Zandonai e Federica Bertola, ricercatrici Fondazione Museo Civico di Rovereto
martedì 13 marzo, ore 20.30, biblioteca civica «B. Emmert», Palazzo dei Panni
Nell’immaginario comune buchi e animali possono, a seconda del caso, suscitare sentimenti contrastanti, creare empatia come ribrezzo. Le cavità, i buchi, gli anfratti si prestano nel mondo animale a fungere da tana, nido, isola rifugio, così come riserva d’acqua o di cibo per le specie più svariate. Civette, scoiattoli, picchi sugli alberi; pensando al suolo, marmotte, lepri, topi, ragni; e ancora nelle grotte orsi, pipistrelli, invertebrati, compresi insetti, che in questi ambienti sono sopravissuti alle vicissitudini delle glaciazioni ... al punto da essere considerati dei "relitti viventi". L’elenco chiaramente è solo all’inizio. Noi tratteremo di un caso particolare, ampiamente noto ma spesso trascurato su cui si desidera attirare l’attenzione per i risvolti legati alla qualità di vita. I buchi, riempiti d’acqua, per la precisione le piccole raccolte d’acqua, in ambiente naturale come antropico e domestico, rappresentano anche l’ambiente ideale di riproduzione di un insetto molesto e di interesse sanitario come Aedes albopictus, detta zanzara tigre

Fabiana Zandonai si laurea con lode presso l’Università Degli Studi di Padova, in Scienze Geologiche. Dal 2002 è abilitata all’esercizio della professione di Geologo e dal 2005 è iscritta all’Ordine dei Geologi del Trentino Alto Adige. E’ socio della Società Museo Civico di Rovereto, di cui è attualmente Segretario, e dell’Accademia degli Agiati di Rovereto. Ha svolto campagne di prospezione geofisica in Italia e all’estero, in Argentina nel sito paleontologico “La Pompei dei dinosauri” e in Turchia in un progetto di ricerca mineraria. Oltre a occuparsi di geofisica, sempre in ambito interdisciplinare, supporta il lavoro delle altre Sezioni del Museo svolgendo analisi non distruttive sui materiali di studio; collabora a progetti di valorizzazione e recupero del paesaggio; coordina attività di monitoraggio ambientale. In particolare dal 2011 al 2017 il progetto di monitoraggio entomologico sovracomunale di Aedes albopictus (zanzara tigre) in Vallagarina e, per gli anni 2014, 2015 e 2017, nella Comunità di Valle Alto Garda e Ledro. E’ impegnata nella divulgazione scientifica, nell'attività didattica anche a livello universitario e nell'aggiornamento degli insegnanti.

Federica Bertola è impegnata presso il Museo Civico di Rovereto, ora Fondazione, dal 2007, sia nella sezione di didattica che in quella di zoologia. Dopo la maturità magistrale ad indirizzo psico-socio-pedagocico, nel 2000, si dedica alla montagna collaborando in diversi rifugi alpini fino al conseguimento, nel 2006, del diploma di laurea triennale in Tecnologie Forestali ed Ambientali presso la Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Padova. Con la Fondazione, partecipa alle attività di monitoraggio ambientale, di divulgazione scientifica, di attività didattica per le scuole e per l’aggiornamento degli insegnanti. Dal 2012 ha collaborato al progetto di monitoraggio sovracomunale di Aedes albopictus (zanzara tigre) in Vallagarina e, dal 2014, nella Comunità di Valle Alto Garda e Ledro, alle attività sul territorio di coordinamento dei ragazzi impiegati nei comuni aderenti.

La collezione osteologica di confronto della Fondazione Museo Civico di Rovereto: ritrovamenti ossei in grotte e inghiottitoi locali
con Stefano Marconi e Thomas Conci
martedì 20 marzo, ore 20.30, biblioteca civica «B. Emmert», Palazzo dei Panni
Stefano Marconi è naturalista, responsabile dei laboratori di Archeozoologia e di Dendrocronologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. È impegnato nell'ambito della ricerca nella Sezione di Archeologia e in particolare, nell'applicazione delle Scienze Naturali alle indagini archeologiche, in collaborazione spesso con altri istituti culturali sia italiani che stranieri. Ha all'attivo quasi una trentina di articoli, riguardanti l'archeozoologia e la datazione dendrocronologica di siti sia regionali che extraregionali. Dal 2000 è socio dell'Associazione Italiana di Archeozoologia AIAZ. Nel 2006 è stato uno degli organizzatori del 5° Convegno Nazionale di Archeozoologia svoltosi a Rovereto, di cui ha curato gli Atti.

Thomas Conci, classe 1971, fin da ragazzino comincia a frequentare il Museo Civico di Rovereto di cui diventa collaboratore dal 1985 nelle sezioni di paleontologia e archeologia. Nel 1991 dopo aver frequentato il corso di introduzione alla speleologia del Gruppo Grotte “E. Roner” di Rovereto, comincia l’attività speleologica con particolare attenzione agli aspetti scientifici dell’esplorazione delle grotte del Trentino. Grazie all’aiuto e alla contagiosa passione di Arrigo Martinelli, Conservatore onorario per l’entomologia del Museo Civico, biospeleologo, comincia a dedicarsi alla biospelologia con particolare interesse verso i chirotteri (pipistrelli) e i coleotteri cavernicoli. Partecipa come fotografo documentatore a diverse spedizioni in diversi continenti extraeuropei tra cui una particolarmente importante in Cina con il Civico Museo di Storia Naturale di Verona, a carattere prettamente biospeleologico in cui vengono catturate e descritte per la prima volta diverse nuove specie cavernicole. Dal 1993 è istruttore della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI di tecniche di esecuzioni di calchi e riproduzioni di paleosuperfici, oggetti e reperti di interesse paleontologico ed archeologico. Eclettico da sempre, attualmente si occupa di allestimenti e didattica museale, svolge attività di guida naturalistica come Accompagnatore di Territorio del Trentino ed attività di istruttore di sopravvivenza in Val di Fiemme presso la scuola di sopravvivenza ed esplorazione “Bear Paw”.

Il bosco Caproni e le cave di oolite
a cura del Gruppo speleologico della Sat di Arco
sabato 14 aprile

http://www.museocivico.rovereto.tn.it/caves/caves_home.jsp

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