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Comune

Aperte alla visita le case Caproni

di Domenica, 13 Agosto 2017
Immagine decorativa

La Sezione di Arco della Sat e il Gruppo Alpini di Arco di concerto con l'Amministrazione comunale hanno organizzato l'apertura alla visita delle case Caproni in località Vastré, con ristoro, punto informazioni e un piccolo percorso espositivo all'interno della casa ristrutturata. Le giornate di apertura sono quattro, di domenica pomeriggio dalle 14 alle 18: il 13, il 20 e il 27 agosto e il 3 settembre. (leggi)

Il bosco Caproni si estende per circa 44 ettari alla base del fianco occidentale del Monte Stivo ed è accessibile comodamente dalla frazione arcense di Massone. L'area prende il nome dalla famiglia di Gianni Caproni, ingegnere areonautico noto come "pioniere dell'aria", nato proprio a Massone nel 1866, che acquistò questi ed altri terreni e che, con intento di bonifica e rimboschimento, garantì lavoro a decine di famiglie povere nel periodo fra le due guerre. Attualmente di proprietà del Comune di Arco, il bosco è stato oggetto di intervento di riqualificazione del Servizio Conservazione e Valorizzazione ambientale della Provincia Autonoma di Trento che ha realizzato un percorso storico-naturalistico che consente di scoprire sia l'affascinante e misterioso ambiente delle cave, sia il bosco sotto il profilo naturalistico.

L'ambiente naturale
Dal punto di vista della flora si registra qui la lecceta più settentrionale d'Europa a cui si affiancano altre specie mediterranee, olivi e piante di castagno secolari, oltre alla vegetazione spontanea (rovi, carpini, ciliegi selvatici). Sono inoltre visibili interessanti conformazioni rocciose di origine glaciale, il paleoalveo di un torrente e negli antichi percorsi dei "brozzi", le slitte per la raccolta della legna, frequentemente ci si imbatte in fenomeni di carsismo e tracce di fossili.

La cave di pietra statuaria
Notevole interesse suscitano le cave di oolite, attive fino agli inizi del Novecento che, scavate profondamente nella roccia del dosso di Vastrè, si presentano con grandiosi antri oscuri. Qui veniva estratta la pietra statuaria nota come il bianco di Arco: una particolare lavorazione consisteva nella realizzazione di tubi per gli acquedotti, ecco perchè resti di queste tubazioni si rinvengono ancora qua e là nelle campagne dei paesi del basso Sarca. Con questa pietra sono state inoltre scolpite alcune opere presenti nella Chiesa della Collegiata e la statua del Mosè nella piazza di Arco, la fontana di Piazza Duomo a Trento, le statue di Prato della Valle a Padova e quelle che ornano il ponte Taro a Parma. Durante la Seconda Guerra Mondiale le cave vennero usate come rifugio antiaereo dagli abitanti di Massone e San Martino.

La linea delle trincee
Salendo nella lecceta si arriva al culmine del dosso Vastrè. Da qui è possibile addentrarsi nel sentiero delle trincee, ripristinato dal Gruppo Alpini di Arco, che si sviluppa lungo un esteso sistema trincerato, apprestato qui dai comandi austriaci per controllare la valle del Sarca: mozzafiato sono i panorami sul castello di Arco, sul Monte Brione, sui paesi di Dro e Ceniga, sulle imponenti balze rocciose della Valle del Sarca.

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