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98 anni: buon compleanno Lino Gobbi!

Classe 1921, notissimo e amato volto arcense, alpino reduce di Russia insignito tre anni fa (in occasione del 95° compleanno) dell'onorificenza al merito del gonfalone d'argento del Comune di Arco, Lino Gobbi ha compiuto sabato 9 febbraio 98 anni. A fargli (a sorpresa) gli auguri di buon compleanno, nel pomeriggio nella sua casa di famiglia, si è recato un gruppo di alpini col capogruppo Carlo Zanoni, e per l'Amministrazione comunale gli assessori Silvia Girelli e Stefano Miori, per la polizia locale Giorgio Vivori.

A sorpresa ma in accordo con la famiglia, il gruppo si è riunito alle ore 16 sotto la casa, in via Damiano Chiesa, per una foto di gruppo. Quindi sono tutti saliti per un brindisi e la festa, che è andata avanti lungamente cantando e chiacchierando.

Appena ventenne, Lino Gobbi è stato inviato prima sul fronte russo e in seguito su quello jugoslavo. Dopo l’8 settembre deportato in Germania, è stato liberato nel 1945, riuscito a riprendere una vita di normalità nella sua città natale, Arco, dove si è distinto per l'instancabile ed entusiasta impegno in favore della comunità. Per questo motivo, per la dedizione e l'altruismo, per la testimonianza di profonda umanità e di costante solidarietà, Lino Gobbi è diventato una figura molto nota e unanimemente apprezzata.

Un “assaggio” di festeggiamenti si era avuto domenica 3 febbraio all'assemblea ordinaria del Gruppo Alpini di Arco, all’hotel Everest di Vignole, occasione nella quale Lino Gobbi aveva tenuto un applauditissimo discorso: «Carissimi alpini, carissimi tutti -aveva detto Lino- giacche la bontà celeste anche nel declinare della mia lunga giornata terrena pur gioiosa, anche nella prova del fratello che soffre ha voluto donarmi ciò che in un cuore alpino ha sempre occupato un posto, come l’amore per la famiglia, un posto d’onore assistito dal sacrificio che si fa dono. Con questa emozione che il cuore a stento sostiene, con questi sentimenti vi voglio salutare, carissimi alpini e amici degli alpini, “così” la serenità e la fede permarrà in voi. Si intreccerà nella nostra storia alpina, nel nostro cammino e il ricordo di che... mentre il piede vacillante scalfiva le lontananze dell’Ucraina fredda e desolata, là nasceva una confidenza: “te vedo chi ti sola, o cara Mamma Celeste che te cognosi el dolor: ti sola en de sto angolim che ha resistì alla furia de la guera”. Te raccomando i me amizi che è restà lì vizim a ti».

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Pagina pubblicata Domenica, 10 Febbraio 2019
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