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Visita virtuale

di Mercoledì, 03 Dicembre 2014 - Ultima modifica: Martedì, 23 Dicembre 2014

Il castello di Arco si estende su un'areale veramente ingente, il più grande in Trentino e fra i maggiori a livello internazionale.Il perimetro è completamente cintato con mura e protetto anche dalla conformazione particolarmente aspra dello sperone di roccia su cui è collocato; risalendo la rupe che porta al castello, si trova inoltre uno spazio verde di grandissimo interesse, compreso fra la fine dell'abitato del centro storico di Arco e la cinta muraria vera e propria del castello, che per caratteristiche e collocazione, costituisce un unicum con il maniero.
Per questo motivo, la visita al castello di Arco inizia proprio non appena saliti immediatamente sopra il centro storico, attraverso uno dei numerosi vicoli che, oltrepassando gli orti delle case di via Bettinazzi, via Dosso o Stranforio, conducono su quella che viene comunemente definita "la costa".

Il castello si può suddividere in cinque zone di interesse peculiare:

1. L'AREA DI INTERESSE NATURALISTICO

Abbandonato il centro storico per salire verso la rupe (tutti i vicoli che dal centro città - via Segantini, via Bettinazzi, Via Dosso, Via Stranforio - si dirigono a nord, portano alla rupe del castello) si incontra ben presto l'olivaia della costa del castello. Si tratta di un ambiente molto peculiare e caratteristico della città, testimone muto della bontà e mitezza del clima e connotato dalla presenza di piccoli terrazzamenti circolari ricavati attraverso l'uso di muri a secco
L'area ha infatti un peculiare interesse naturalistico, per il tipo di colture che vi si praticano, per la conformazione e l'utilizzo di tipici terrazzamenti, per la presenza di una flora spontanea che appartiene alla fascia climatica mediterranea (agavi, corbezzoli, alberi di giuda, ginestre...), sia per le coltivazioni di ulivo e per la presenza degli orti a ridosso della rupe, che testimoniano un'antica sapienza contadina e, spiecie per quanto riguardagli ulivi, ogni anno ripropongono le tradizionali operazioni della raccolta e della produzione dell'olio.

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2. AREA DELLA GENTE

Finita la salita della costa, si giunge all'antica porta di ingresso del castello: di misure assai ridotte, consentiva il primo controllo dell'accesso entro le mura e dava possibilità di arrivare al primo bastione difensivo (quello di livello più basso) e, dopo questo, alla zona dei giardini e degli orti, ora denominata Prato della Lizza e Lizza inferiore.
Le due lizze sono in effetti due splendidi balconi sulla vallata, da cui si può godere di un panorama magnifico verso sud, per un arco di oltre centottanta gradi; essere rappresentano gli unici pianori di una dimensione consistente esistenti all'interno delle mura e per lo più erano utilizzati per ospitare coltivazioni destinate al consumo all'interno del castello. Esistono fotografie ottocentesche che testimoniano la presenza di un vigneto in quello che ora è il prato della lizza e negli antichi inventari sono testimoniate disponibilità di erbe aromatiche e medicinali o di frutti come corbezzoli e melograni, coltivati all'interno del castello.
Nell'organizzazione attuale, lo spazio cosiddetto "della gente" è stato destinato a d accogliere i visitatori, a dare le informazioni essenziali per l'accesso e a mettere a disposizione i servizi (bagni, fontana, punto di ristoro). Durante i mesi estivi in questo spazio vengono ospitati eventi e manifestazioni di grande interesse artistico. Hanno suonato alprato della lizza numerosi artisti di fama internazionale, fra cui ricordiamo Goran Bregovic, Paolo Fresu, Wim Mertens, Mum, Johann Johannsson, Olafur Arnalds, Krzystof Penderecki e molti altri ancora.
Poco più in alto, subito prima di addentrarsi nella parte più storica del castello, si trovano il bookshop e lo spazio della Slosseraria, destinato all'accoglienza dei gruppi - soprattutto della didattica. Nel bookshop alcuni prodotti di promozione e di informazione, in alcuni casi specificamente creata per il Castello di Arco.

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3. AREA STORICA - IL BORGO FORTIFICATO E LA VITA CORTESE

In prossimità della Torre Grande, l'imponente torre merlata e finestrata che caratterizza l'immagine attuale del castello, si sviluppa l'area anticamente destinata ad accogliere la popolazione del castello: un vero e proprio borgo, dove trovavano posto delle officine (la Slosseria o Slosseraria che ora ospita il bookshop e lo spazio di accoglienza), ma anche i forni per il pane, due delle tre cisterne del sistema di approvvigionamento idrico, i granai, il mulino, la chiesa di S. Maria Maddalena, grandi cucine e le abitazioni della popolazione e dei Signori d'Arco.
In una posizione particolarmente protetta da tutte le porte e le mura di cinta concentriche, e dal dirupo verticale verso est, si trovava quindi il luogo ove i Conti d'Arco hanno vissuto per secoli, esecitando il loro potere. Famiglia numerosa, di temperamento piuttosto animoso, i Conti d'Arco erano più inclini ad essere uomini d'arme e di cultura che di fede e, vicini alla corte Gonzaga di Mantova, erano anche attenti alle arti e alle novità culturali del panorama italiano. Sono numerose le decorazioni e le opere d'arte che si debbono alla loro presenza anche in città, ma al castello esiste una vera e propria stanza "del tesoro": una camera affrescata, con pitture datate alla metà del Trecento, interamente dedicata al tema del gioco e della vita cortese, ci indica quello che doveva essere il gusto e la raffinatezza dei proprietari.
Nelle pitture si trovano diversi quadri con personaggi intenti a giocare su delle scacchiere, ma anche cavalieri e dame che trascorrono il loro tempo costruendo ghirlande di fiori o andando a combatterse feroci draghi.

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4. AREA STORICA - L'AUTORITA' MILITARE E POLITICA

Salendo alla sommità della rupe, si trova la più antica delle torri del Castello di Arco: questa (poi ulteriormente elevata e modificata nel tempo) fu probabilmente la prima costruzione sulla rupe, ossia una eccezionale torre di avvistamento a difesa del territorio. Il tratto che dalla parte del borgo sale verso il punto più alto dello sperone di roccia che accoglie il castello, è rimasto nei secoli il punto nevralgico della difesa del territorio. La torre sommitale, detta Torre Renghera, ospitava la campana civica, per dare avviso e allarme ai cittadini, ma accoglieva normalmente una guarnigione assai nutrita che da questo punto di osservazione poteva tenere sotto controllo tanto chi poteva provenire da sud, attraverso il lago, che da qualsiasi altro valico circostante, in qualsiasi orientamento.
Il sistema difensivo costruito dai d'Arco faceva conto, con il Castello di Arco al centro, su una rete molto articolata di strutture difensive e militari, fra cui - importantissimi - Castel Drena, Castellino di Monte Velo e Castel Penede a Nago. I d'Arco del resto, nel momento di loro massima espansione, arrivarono a controllare il territorio del basso Trentino, con un fronte verso sud che andava dalla Vallagarina alla Valle del Chiese.
Visitando l'area si possono vedere le fantastiche difese naturali del castello, la prigione del sasso e le molte strutture difensive interne costruite: dal rivellino ai bastioni, alle sette porte che si dovevano attraversare per passare dall'area dell'ingresso a quella della Renghera.
La Renghera aveva infatti funzione di mastio: lì si rifugiava la popolazione del castello in caso di grave necessità e per questo fu protetta da un'ulteriore cinta muraria finale, entro cui, oltre al mastio, si trovava anche la più elevata e importante cisterna per l'acqua.

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5. AREA STORICA - FALCHI E DIPLOMAZIA

Scendendo dalla sommità del castello verso il lato ovest, si oltrepassa il muro del rivellino per addentrarsi in uno straordianrio bosco di lecci, testimone della presenza di macchia mediterranea anche ai piedi delle Alpi. Il bosto ospita animali selvatici e molti uccelli, così come la rupe a strapiombo ospita diversi rapaci stanziali.
In questo bosco e nei dintorni, i Conti d'Arco praticavano l'arte della falconeria - come la maggior parte dei nobili del loro tempo - e si servivano di questa per consolidare e rafforzare legami di amicizia e di scambio con le famiglie potenti dei territori limitrofi.
I rapaci erano infatti uno dei più usati ed efficaci veicoli diplomatici del tempo: erano un dono nobile e apprezzato, che poteva sicuramente ben introdurre una richiesta o una conoscenza personale.
Presso l'Archivio di Stato a Mantova esistono numerose missive che i d'Arco hanno inviato ai marchesi, poi duchi, di Mantova: in alcune di queste si parla proprio dell'uso di donare dei falchi e una è una vera e propria lettera di accomagnamento di alcuni di questi animali (falchi, sparvieri e astori) indirizzata dalla contessa d'Arco alla marchesa Isabella Gonzaga (nata d'Este), personaggio fra i più celebrati del Rinascimento italiano.
Il bosco di lecci finisce alla Torre di Làghel, ove inizia, verso ovest, una lunga cinta muraria difensiva di tanto in tanto rinforzata dalla presenza di torri di guardia di cui oggi resta solo ilsedime, ma che un tempo costituivano un baluardo importante verso ovest - il solo permeabile all'artiglieria.
Contro questo versante, che declina più dolcemente verso il quartiere di Stranforio e la valletta di Laghel, immortalati dal Dürer sotto il castello, nel 1703 Il generale Vendôme fece posizionare la sua artiglieria, approfittando delle alture di fronte. Sono gli anni della guerra di successione franco-spagnola e anche quelli dell'inizio della decadenza del castello, ormai non più invincibile di fronte alle nuove armi pesanti.
Mano a mano il castello sarà abbandonato e la famiglia d'Arco avrà sempre meno potere politico, trasferendosi in parte in Baviera (ove un ramo della famiglia esiste tutt'ora), in parte a Mantova, nel palazzo d'Arco. L'abbandono ha fatto perdere gran parte della strutttura un temo esistente, ma non è tuttavia riuscito a togliere alle vestigia il loro splendore ed il segno della loro imponenza, che domina ancora la piana della Sarca.

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