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Storia del Palazzo Nuovo

di Lunedì, 29 Dicembre 2014

Breve storia del palazzo che ospita l'archivio storico comunale

L’archivio storico del comune di Arco si trova in piazza 3 Novembre, al primo piano del Palazzo Nuovo, ora Marcabruni-Giuliani.

La Domus Nova

Nel Quattrocento questa residenza dei d’Arco viene citata più volte. Un documento datato 14 giugno 1447 viene redatto «in Burgo Archi juxta platea sub porticu domus in qua obiit magnificus dominus dominus Antonius », ossia nel borgo di Arco presso la piazza sotto il portico della casa dove era morto il magnifico signore Antonio. In un altro documento del 1479 la casa viene chiamata “nuova”; e questo appellativo, riferito a quel palazzo, rimarrà per decenni. Questo è il primo palazzo che sorge in Arco, è la novità urbanistica ed architettonica del borgo; è la casa più grande, la più bella, la più vicina al castello, in contatto diretto tramite il pendio della “Costa”.

Nel giro di pochi decenni sorgeranno anche gli altri palazzi dei conti sulla piazza e ne modificheranno radicalmente la struttura urbanistica. Venne edificato per primo il Palazzo del Termine, poi il Palazzo di Piazza, infine quello di San Pietro. La piazza cambiò quindi rapidamente aspetto.

Un atto di divisione del Cinquecento citato per tradizione da più storici, ma mai ritrovato, tramanda che Nicolò d’Arco ebbe in possesso il Palazzo del Termine, Paolo d’Arco quello di Caneve e Geronimo d’Arco il Palazzo Nuovo.

A partire dal 1579 il palazzo diventò la residenza del commissario arciducale Gerardo Bernerio, incaricato dall’Arciduca Ferdinando di governare la contea. Dentro il palazzo c’era anche il “banco della ragione”, ossia il tribunale.

Per avere altre notizie certe in merito al Palazzo Nuovo bisogna attendere il 1738, anno in cui si procedette ad una divisione di beni fra i conti d’Arco. Il nuovo proprietario del Palazzo Nuovo diventò il conte Giovanni Vincenzo Claudio. Questi però non fu personaggio di grande spicco e, a detta del Gorelli, combattè nelle armate bavare per poi ritirarsi nuovamente in patria.

Palazzo Marcabruni

Nel 1752 il palazzo venne acquistato dal dott. Saverio Marcabruni; si può ipotizzare che egli avesse voluto, con questa decisione, rendere palese il grado di importanza e di censo che la sua famiglia aveva raggiunto. Abitare nella “domus nova” nella piazza, dirimpetto all’insigne Collegiata di Arco, avrebbe dato sicuramente lustro alla famiglia Marcabruni. In cambio del palazzo, Saverio Marcabruni cedette al conte Giorgio d’Arco diversi poderi, arativi e coltivati a viti. Non sappiamo se immediatamente dopo l’acquisto i Marcabruni andarono ad abitare nel palazzo in piazza, ma si sa per certo che dentro l’edificio Saverio Marcabruni stabilì il proprio studio notarile.

Saverio Marcabruni procedette alla ristrutturazione del palazzo. L’aspetto che richiamò l’attenzione della Comunità di Arco e degli uomini che la governavano fu il rifacimento dei portici. Essi erano uno spazio di grande valenza “civica”, quasi sacro, inviolabile. Nacque così la questione dei portici che si risolse il 25 ottobre 1754 quando la trattativa trovò finalmente uno sbocco; vennero sottofirmate dagli amministratori e dai fratelli Marcabruni (Saverio, don Gaetano e don Giuseppe) le «proposizioni d’amichevole aggiustamento fra la Spettabile Comunità di Arco e i Nobili Signori Saverio, Gaetano e Giuseppe, fratelli Marcabruni parimente di Arco».

Il Comune aveva trovato il mediatore che mettesse fine all’intricata vicenda: il prete Francesco Santoni, cappellano in Arco. Fu grazie alla sua intelligenza e alla sua abilità diplomatica che venne elaborato un accordo. I portici rimanevano spazio pubblico la cui cura era affidata alla Comunità; essi inoltre furono coperti da un semplice tetto. La costruzione degli stessi iniziò probabilmente due anni dopo. Si procedette innanzitutto all’abbattimento dei portici antichi e successivamente alla loro ricostruzione. Dopo questi lavori vi trovarono collocazione due botteghe. Nel 1804 il palazzo fu diviso tra gli eredi figli di Saverio, i fratelli Gaetano e Luigi Marcabruni. Il terzo fratello arlo Antonio aveva ceduto la sua parte fin dal 1788. Dall’atto di divisione apprendiamo che nel 1804 le botteghe erano sette e che vi erano parti di nuova costruzione.

Il palazzo intanto continuava a prestarsi come sede d’accoglienza di qualche ospite illustre. Le memorie di Carlo Antonio Marcabruni ci sono di grande utilità. Come egli scrive: «Venerdì 18 ottobre 1816. Circa alle 5 di sera è arrivato con tutta la sua famiglia il sig. conte de Carneri già Direttore della Polizia di Innsbruck e attuale Consigliere dell’I. R. Governo di Venezia». Altro ospite illustre del palazzo fu Carlo d’Arco. E non meno importante fu la permanenza della Sig.ra Arciduchessa Leopoldina d’Austria, ospite nel palazzo nel 1819. Queste tre notizie confermano un’ipotesi: la grande sala affrescata al primo piano e le stanze che ad essa avevano accesso erano, con tutta probabilità, tenute come appartamento di rappresentanza in cui poter accogliere ospiti illustri, per giorni o addirittura per mesi.

Palazzo Marcabruni - Giuliani

Nei primi decenni dell’Ottocento il palazzo cambia nome. Amalia Marcabruni, figlia del dott. Gaetano, sposò nel 1833 Giobatta Giuliani, possidente di Torbole. Da questo matrimonio nacquero diversi figli, tra cui Alessandro e sarà quest’ultimo che darà continuazione alla stirpe dei Giuliani di Arco, anche se, come vedremo, la sfortuna si accanì contro questo ceppo.

Il palazzo quindi sarà chiamato d’ora in avanti Marcabruni-Giuliani.

Verso la metà dell’Ottocento era sorta in Arco l’esigenza di dare al Municipio e all’i.r. Pretura una collocazione più idonea. Nel 1856 il podestà Prospero Marchetti ritenne opportuno promuovere l’acquisto del Palazzo Marcabruni Giuliani. Dopo alcuni approcci iniziali con le proprietarie, Amalia Marcabruni Giuliani e Teresa Alovisi Marcabruni, il 26 novembre venne steso un “progetto d’accomodamento”. Si era previsto di procedere per gradi all’acquisizione del palazzo. La prima parte del progetto prevedeva che il Comune di Arco acquistasse da Teresa Marcabruni la sua metà del palazzo e dalla contessa Giulia d’Arco l’avvolto-cantina. Con quest’ipotesi, in pratica, il Municipio e la Pretura sarebbero state collocate a pianterreno ed al primo piano, mentre al secondo avrebbe avuto la sua residenza Amalia Giuliani. Questo era quanto previsto dai primi tre articoli del “progetto d’accomodamento”. Il progetto, pur elaboratissimo e accurato, venne però quasi subito accantonato.

La continuazione della stirpe Giuliani di Arco passa attraverso il dott. Alessandro Giuliani e sua moglie Maria Tomazzoni. Purtroppo le loro due figlie, Amalia ed Emma, morirono prematuramente in giovane età. Il padre era già morto fin dal luglio 1900 e il 10 settembre 1949 anche Maria Tomazzoni Giuliani spirava; per sua volontà metà del palazzo Marcabruni Giuliani diventava proprietà dell’Istituto della Provvidenza.

L’altra metà del palazzo apparteneva agli eredi di Gaetano; il figlio Luigi, pronipote di Teresa, morì nell’aprile 1899 e la proprietà passò a Mario Marcabruni, in quel momento minorenne. Il prof. Mario Marcabruni morì a Milano nel 1952, lasciando unica erede la moglie Maria Besta.

La Biblioteca civica

Nell’agosto del 1955 venne steso per conto dell’Amministrazione comunale di Arco un atto notarile che inizia con queste parole: «Premesso che il signor Bruno Emmert fu Celestino, nato ad Arco, li 16.7.1877, e qui residente, è proprietario di una biblioteca privata, e come tale conosciuta da studiosi italiani ed esteri…». Il Comune di Arco aveva deciso di procedere all’acquisto della biblioteca privata di Bruno Emmert, stabilendo a favore dello studioso arcense una rendita vitalizia di 720.000 lire annue. L’articolo 6 del contratto prevedeva inoltre che «fino a tanto che il Comune di Arco non avrà a disposizione altri locali idonei per installarvi la biblioteca, questa rimarrà affidata alla custodia del signor Emmert nella casa in via S. Anna».

Nel 1957 l’amministrazione comunale di Arco stabilì con la vedova del prof. Mario Marcabruni un contratto vitalizio diventando proprietaria dell’appartamento al primo piano, costituito dal salone e da diverse altre stanze. Si decise che quella doveva essere la sede della Biblioteca Civica di Arco.

Dovranno passare alcuni anni però prima che la Biblioteca Civica “Bruno Emmert” potesse essere aperta a beneficio di studenti, ricercatori e cittadini. Si dovette infatti provvedere all’acquisto di scaffali e di altre attrezzature, oltre che di volumi di più recente pubblicazione. Il 22 gennaio 1961 il salone e le stanze al primo piano del palazzo Marcabruni Giuliani si aprirono per l’inaugurazione ufficiale alla presenza di autorità politiche, culturali e religiose.

Successivamente la Biblioteca venne trasferita al primo piano del Casinò Municipale e poi, nel 1994, presso il Palazzo dei Panni.

Nel 1996 nei locali di proprietà comunale al primo piano vi ha trovato una sede di prestigio l’archivio storico comunale.